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sabato 9 marzo 2013

Un' italiana a Londra: esperienze indimenticabili


Il Pub che era una volta la Bank of England
Ci sono parecchi aneddoti che potrei raccontare sulla mia permanenza a Londra, ma sono esperienze che non si possono scrivere. 

Andrebbero narrate in un contesto diverso da quello freddo e distaccato di una tastiera. 

Tuttavia uno di essi vale la pena di ricordarlo, tra l'altro è anche il primo in ordine di tempo.

La prima persona che ho incontrato alla LSE è una ragazza giapponese che aspettava l'apertura del dipartimento. Eravamo entrambe in anticipo. Ci siamo presentate e abbiamo scambiato qualche parola. Il giorno dopo mi chiede se ho una pagina facebook e così diventa una dei miei amici.

La rivedo qualche giorno dopo nell' Old Bank Of England Pub, dove si è svolto il primo dei Social Programs. Mi guarda con un'espressione completamente diversa: occhi sgranati e atteggiamento quasi timoroso.

Io capisco che c’ è qualcosa di strano, mi avvicino e le chiedo come sta. Lei non mi risponde ma continuando a fissarmi mi chiede: "Are you a teacher?" "Yes, I am", rispondo. E lei:  "Ohhhhhh".

Subito dopo si alza dalla sedia, viene verso di me e si inchina di fronte a me. L'inchino non era accennato, era molto marcato e, per questo, anche gli altri la guardano stupiti, mentre io rimango lì impalata.

Non potevo crederci: aveva letto sulla mia pagina facebook che lavoro faccio e da quel momento ha cominciato a comportarsi in modo diverso. Ora, quando ci incontriamo, ha sempre un atteggiamento un pò protettivo e deferente verso di me. Così mi sono ricordata di aver letto, un po’ di tempo fa sul Web, questa notizia:  “In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“.




Un'altra esperienza significativa che voglio condividere è il mio pomeriggio passato ad assistere a un dibattito in corso da alcuni giorni presso la House of Lords nel Palazzo di Westminster dove si riunisce anche  la House of Commons. Dopo diverse tappe per superare il sistema di sicurezza mi sono guadagnata il mio tesserino e sono finalmente arrivata nella House quando la discussione era già iniziata.


Purtroppo non si potevano scattare fotografie, per ovvi motivi, fatta eccezione per la grande Westminster Hall che è la Sala più grande dalla quale si accede alle due Houses e al resto del Palazzo, dove si svolgono anche altri  dibattiti.

La House of Lords è riccamente decorata, con il trono d’oro massiccio la cui bellezza lascia senza parole. I posti a sedere in aula sono foderati di tessuto rosso, motivo per cui la Camera è talvolta chiamata "Camera Rossa" (Red Chamber). I sostenitori del governo siedono su panche a destra mentre i membri dell'opposizione sono seduti a sinistra.

Appena arrivata  ho passato i primi cinque minuti ad osservare le meraviglie della House senza riuscire a concentrarmi su quello che i Lords dicevano. Ma quando ho cominciato ad ascoltare mi sono resa conto dell'importanza dell'argomento.

Il dibattito a cui ho assistito riguarda la legge "Enterprise and Regulatory Reform Bill - Report (day 2) [Viscount Younger of Leckie]. Si è aperto con l’intervento di Lord Harries of Pentregarth, vescovo anglicano, che ha chiesto di inserire un emendamento nel testo della  legge Equality Act 2010, l’emendamento 73, sulla discriminazione a causa delle caste “caste discrimination”.

Nel suo intervento il Lord ha detto che in Gran Bretagna, nelle comunità indiane,  ci sono persone discriminate, nella sfera pubblica, che non vengono assunte o vengono maltrattate nel luogo di lavoro solo perchè appartengono a una casta. Lord Harries ha chiesto non solo di intervenire attraverso campagne di educazione e informazione, ma di far rientrare la discriminazione per casta nei casi di cui la legge si occupa in modo che questi comportamenti siano sanzionati, nello stesso modo in cui esistono leggi contro la discriminazione razziale che si sono rivelate utili ed efficaci perchè lo Stato, approvandole, interviene facendo capire ai cittadini che queste discriminazioni non possono essere tollerate.

Il Lord ha aggiunto che in India, Bangladesh e Nepal  ci sono leggi contro la discriminazione per casta ma in quei paesi, nonostante le leggi, questa idea è talmente radicata che non si riesce a risolvere il problema. In Gran Bretagna è diverso, la legge verrebbe fatta rispettare. Se quei paesi hanno una legge simile perché in Gran Bretagna non dovrebbe esserci?

Il vescovo ha continuato dicendo che, dai risultati di una indagine, risulta che nelle comunità indiane persiste la distinzione delle caste e che questo causa discriminazioni nei luoghi di lavoro, persecuzioni di indiani contro altri indiani che hanno l'unica colpa di essere nati in una determinata famiglia. Ecco perchè esponenti della Chiesa anglicana e della comunità indù chiedono che si intervenga con una legge che punisce questo tipo di la discriminazione.

Dopo quello del vescovo molto interessante è stato anche l’intervento di una donna indiana che ha raccontato quello che succede ancora oggi in India dove la distinzione tra caste causa  morti, persecuzioni e abusi  di ogni genere. Ci sono genitori che uccidono i figli perchè questi ultimi hanno sposato persone di un'altra casta. La donna ha anche detto che ci sono persone che appartengono alle caste potenti che non vogliono questo emendamento perchè si sentono minacciate da una simile legge.

Dopo diversi interventi di altri Lords su questo argomento una rappresentante del Governo  ha risposto affermando che il problema si può affrontare con iniziative educative  e che bisogna approfondire la questione per verificare esattamente quello che sta succedendo in Gran Bretagna. Dunque è necessario fare una ulteriore indagine sul fenomeno.

So che il dibattito è andato avanti anche nel giorno seguente e non so quale sia stato l’esito. Tuttavia l’esperienza di assistere a questo spaccato di vita politica “straniera” è stata molto arricchente e conto di ripeterla alla House of Commons.

sabato 14 aprile 2012

Dedicato ai "professionisti" dell'ANTI-settarismo


«Detesto passare per profeta. 
Sono uno che sommando due e due dice che fa quattro» 

Leonardo Sciascia su L’Espresso il 20 febbraio 1983

Per conoscere Leonardo Sciascia: Sito della Fondazione a lui dedicata 


Il 10 gennaio 1987 sul Corriere della Sera uscì, a firma di Leonardo Sciascia, un articolo intitolato “I professionisti dell’antimafia”, dedicato al rapporto tra politica, popolarità e lotta alla mafia. 

L'articolo suscitò allora una valanga di reazioni infuriate dalle vittime della mafia e anche dai magistrati impegnati a combatterla. 

Sciascia fu accusato di aver criticato chi combatteva la mafia e addirittura di difendere la mafia. 

Per riflettere su quanto questo scrittore sia straordinariamente ancora attuale e quanto ancora abbia da insegnare alla nostra Italia, prenderò in prestito due articoli che illustri studiosi hanno scritto in tempi recenti su quella "vecchia" vicenda e ne riporterò qualche stralcio. 



PRIMO ARTICOLO

Leonardo Sciascia e la mafia
Quando ancora l’opinione di un uomo espressa pubblicamente aveva la forza di suscitare un dibattito
, di Enrico Cerulli Irelli.

Pubblicato su Sintesi Dialettica, per l'identità democratica, Rivista online a carattere scientifico, organo dell' Associazione culturale omonima.

NDR.: L'evidenziazione in rosso delle parole di Sciascia è mia

"[...] Sciascia non solo, tra i primi, ha delineato quello della mafia come un problema unitario, ma non ha esitato ad avanzare dubbi e perplessità sul modo in cui le istituzioni e le autorità competenti si sono contrapposti alla mafia. Se è stato tra i fautori e diffusori dello spirito antimafioso, parimenti non ebbe timore di rilevare errori e debolezze dello Stato e dei suoi uomini, pur conservando intatto il senso delle istituzioni e dei valori sui quali poggia il nostro sistema democratico. 

«Io ritengo che la lotta più efficace alla mafia si faccia nel nome del diritto, senza stati d’assedio, dando al cittadino la sua sicurezza». «La democrazia non è impotente a combattere la mafia. O meglio: non c’è nulla nel suo sistema, nei suoi principi che necessariamente la porti a non poter combattere la mafia, a imporle una convivenza con la mafia. Ha anzi tra le mani lo strumento che la tirannia non ha: il diritto, la legge uguale per tutti, la bilancia della giustizia. Se al simbolo della bilancia si sostituisce quello delle manette – come alcuni fanatici dell’antimafia in cuor loro desiderano – saremmo perduti irrimediabilmente».(Corriere della Sera, 26 gennaio 1987, p.139)

[...]Sciascia avviava una riflessione sui pericoli di una lotta alla mafia slegata dai limiti della legalità. Egli scriveva: «può benissimo accadere in un regime democratico», scriveva, se prevale la retorica a scapito dello «spirito critico». Guardando alla mafia (e all’antimafia) con gli occhi di chi l’ha sempre combattuta, anche quando a combatterla erano pochi, Sciascia sollevava «il problema della compatibilità fra autonomia individuale e lotta collettiva alla mafia». 

Quell’articolo aprì una polemica che stenta ancora oggi a chiudersi. Sciascia fu accusato di aver infranto l’«unitarietà della lotta alla mafia», gli fu intimato di richiudersi «ai margini della società civile». In un comunicato del “Coordinamento Antimafia” nel 1987 era scritto: «collochiamo Sciascia, con tutta la nostra forza, ai margini della società civile»". 


SECONDO ARTICOLO


Per Sciascia la lotta alla Mafia non era un "repulisti" senza regole, di Leonardo Guzzo



"[...] In un comunicato, il Comitato antimafia di Palermo bollò lo scrittore come un “quaquaraquà”, prendendogli a prestito la definizione, e lo accusò di seminare zizzania nel fronte, già esiguo e spaurito, degli avversari di Cosa Nostra. I soliti detrattori gli rimproverarono di cantare nei suoi libri l’epopea della mafia, in un certo senso di mitizzarla. Qualcuno insinuò che della mafia Sciascia avesse una conoscenza intima, quasi “familiare”, adombrando pericolose collusioni. Nessuno si sforzò di leggere tra le righe.

L’Italia che ama i discorsi nel merito e assai poco quelli sul metodo, fece quello che sa fare meglio. Trasformare un ragionamento di principi, correttamente ancorato a esempi pratici, in un atto di diffamazione e a sua volta schierarsi, dividersi tra sostenitori (pochi) e contestatori (un indecoroso sproposito).
[...]  La sfida, la vera sfida, per lui era vincere la mafia nei limiti angusti della legge, senza indulgere a derive autoritarie o deliri di onnipotenza, senza cedere alla comodità, all’abitudine, alla “via breve” che la mafia avevano generato[...]".

Leonardo Sciascia a 20 anni dalla morte


martedì 21 febbraio 2012

Una storia di straordinaria fede e coraggio

Oggi, mentre stavo lavorando per preparare una Scheda su una chiesa evangelica di origine brasiliana, trapiantata in Sicilia, mi sono imbattuta in una testimonianza straordinaria di cui non avevo mai sentito parlare.

Una perla di questo genere va condivisa e per questo ho deciso di trasformarla  in un post perchè rimanga anche nel mio Blog, dopo aver fatto il giro del mondo ... ... ...




La storia di Gianna, "nata per aborto salino"

...

"Un aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. 

Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita VIVA il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California. 

C’erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti. Quando mi videro, provarono l’orrore dell’omicidio.

La pratica comune,  fino al 2002, era di sopprimere i sopravvissuti all'aborto salino per strangolamento, soffocamento, lasciandoli morire o buttandoli via.

Bush nel 2002 ha firmato la legge per la "protezione dei nati vivi" e quindi questo ora non succede più

Vorrei parlare agli uomini in sala: Uomini, voi siete fatti per la grandezza voi siete fatti per alzarvi ed essere uomini siete fatti per difendere donne e bambini non per farvi da parte e voltare la testa quando sapete che è in corso un omicidio e non fate nulla non siete fatti per usare la donna e poi abbandonarla siete fatti per essere gentili, grandi, aggraziati, forti, per prendere posizione. Ascoltatemi: sono stanca di fare il vostro lavoro.

... 

Il discorso di Gianna alla Queen's Hall, Parliament House, Victoria (Australia)  nel corso della discussione sulla decriminalizzazione dell'aborto


venerdì 30 dicembre 2011

Il giro del mondo in 80 religioni

Around The World in 80 faiths: un viaggio interessantissimo tra i fedeli delle diverse religioni nel mondo, fatto di persona, andando a condividere la loro stessa vita per un pò di tempo.

Chi lo fa è un pastore protestante, Peter Owen Jones, che si mette in viaggio per andare a scoprire di persona un mondo che in gran parte gli è sconosciuto. 

Le sue esplorazioni sono state trasmesse dalla BBC

Ringrazio l'utente di Youtube (scorpioninpink), che ha suddiviso i diversi episodi in 42 video, per il suo lavoro prezioso e ne approfitto per segnalarlo a tutti gli interessati.

 


Il video  "Europe Part 6" è dedicato all'Italia (Damanhur):


Un regalo per tutti di buon auspicio per il Nuovo Anno all'insegna della tolleranza e rispetto di ogni forma religiosa, per quanto "strana" possa essere.

Il Canale dove si possono vedere gli altri 41 Video a questo  LINK

BUON ANNO!


martedì 9 agosto 2011

Diario di un giorno al Tempio indù di Londra


LONDRA, 1 AGOSTO 2011



Il BAPS Shri Swaminarayan Mandir di Londra, comunemente conosciuto come il "Neasden Temple", è il primo tradizionale  tempio indù costruito in Europa ed è anche il più grande, se si escludono quelli costruiti in India. 

Fa parte della organizzazione Bochasanwasi Shri Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha (BAPS),  fondata sull'insegnamento dei Veda.  Secondo questa tradizione la prima rivelazione è stata ricevuta da Bhagwan Swaminarayan (1781-1830) e poi realizzata nel 1907  grazie a Shastriji Maharaj (1865-1951) e ai suo diretti successori. 

I fedeli di questa tradizione della religione indù pregano, fanno opere di bene, prestano servizio volontario, rifiutano l'alcool, l'adulterio, la carne, le dipendenze e l'impurità del corpo e della mente.

Il tempio di Londra è stato aperto nel 1995 ed è un gioiello di rara bellezza, che le fotografie non riescono assolutamente a rendere.

Si trova nella zona a nord-ovest di Londra, nella estrema periferia. Quando la metropolitana emerge dal buio e diventa overground  il paesaggio è completamente diverso da quello di stazioni come Earl's Court  e Kensington, la zona dalla quale siamo partiti. 

Vediamo costruzioni povere a schiera in una zona semi-industriale con poche case e strutture fatiscenti. Uscendo dalla metropolitana abbiamo avuto l'impressione di essere in un'altra città, meglio, in un piccolo paese dove l'enormità delle insegne di IKEA e TESCO contrastano con il paesaggio semideserto e le rarissime persone che si vedono per la strada.

Veicoli, camion e TIR che sfrecciano a grande velocità sono ciò che attira maggiormente l'attenzione e il rumore del traffico intenso e pesante è assordante.

Usciti dalla fermata di Neasden è necessario prendere due diversi autobus per arrivare al tempio: ma non hanno nulla a che vedere con gli autobus a due piani che riempiono il centro di Londra: sono piccoli e fatiscenti, i conducenti sono visibilmente stanchi e insofferenti e la proverbiale puntualità ed efficienza dei trasporti londinesi è ormai solo un ricordo.

Attendiamo alla fermata l'autobus che dovrebbe portarci al tempio che, puntualmente arriva, anzi: a distanza di pochi minuti ne arrivano tre, ma tutti con il cartello "fuori servizio". Nessuno ha saputo spiegarci il perchè.

Alla fine, avvezzi alle usanze romane, e consci che quello deve essere un giorno sfortunato per noi, facciamo come avremmo fatto a Roma in un giorno di quelli "neri": decidiamo di  andare "by feet".

Alla fermata, però, facciamo una interessante conoscenza. Un signore indiano dell'apparente età di 60 anni,  nato in Kenya,  ci racconta la sua vita: dice di aver visitato tutti i pesi europei tranne l'Italia, che le sue figlie vivono tutte a Londra e che è contento perchè le vede spesso. 

Si dilunga a a raccontarci che vive a Londra da 10 anni e poi comincia a decantare quelle che lui immagina essere le "meraviglie" dell'Italia che non ha mai visto. Tra le meraviglie indica in particolare due persone: Donadoni e Paolo Rossi. Un fatto abbastanza divertente sul quale scherziamo in abbondanza visto che era passato il secondo autobus fuori servizio e avevamo tempo da occupare mentre speravamo che ne arrivasse un terzo.

Nel frattempo il caldo si era fatto insopportabile con una temperatura che, quel giorno, a Londra superava i 30 gradi.

Alla fine salutiamo il gentile signore che aspettava pazientemente il suo autobus da molto prima che arrivassimo noi  e ci avviamo verso il tempio a piedi. Nel tragitto l'ennesima maledizione: una delle mie scarpe da tennis decide di rompersi rendendo ancora più avventurosa e difficile la nostra avventura.






Arrivati nei pressi del tempio vediamo prima di tutto la Swaminarayan School, Centro di istruzione e cultura indù.






   
Dall'altra parte della strada finalmente vediamo l'imponente edificio bianco (molto marmo di Carrara)  del tempio (Vedi ALBUM di foto)









 
 
L'ingresso è presidiato da una guardia che ci permette di fare qualche foto all'esterno e poi ci obbliga a lasciare le borse e tutto ciò che abbiamo in un edificio posto di fronte al tempio, accanto al supermercato e al ristorante indiano.

 
Dopo aver lasciato tutto ci fa finalmente entrare in un edificio posto accanto al tempio  dove veniamo di nuovo attentamente osservati e perquisiti fino a quando una gentila signora dice a me di andare a destra e a mio figlio di andare a sinistra, verso le rispettive stanze, poste ai due lati dell'ingresso, in cui dovevamo lasciare le nostre scarpe.

A quel punto ho pensato che era un bene dover lasciare le scarpe, visto che le mie erano fuori uso. Tuttavia il fatto di dover procedere da quel momento in poi a piedi scalzi mi ha creato un certo disagio, era un pò come sentirsi "nudi".

Fatto questo ulteriore atto di obbedienza agli usi e costumi indù ci avviamo verso l'interno dell'edificio dove vediamo alcuni anziani indiani parlare tra loro e voltarsi al nostro passaggio con dei bellissimi sorrisi stampati sul viso. Ci troviamo in quello che è stato costruito per essere il centro culturale e il luogo destinato ad ospitare i fedeli per la preghiera.

Arrivati a un certo punto vediamo, alla nostra sinistra, una stanza con una ventina di persone sedute per terra e un maestro che stava facendo una sorta di "omelia" voltato verso di loro mentre alla sua sinistra (al centro della stanza) si vedeva una stratuetta femminile dalla quale sprigionava una fontana d'acqua. L'anziano maestro parlava una lingua del tutto sconosciuta e noi siamo rimasti qualche momento ad osservare rimanendo fuori della porta fino a che un'altra persona ci ha invitato ad entrare e a sederci per terra, separati dai fedeli grazie a una piccola balaustra. 

Durante la funzione i presenti cantavano, il guru nominava spesso il loro attuale guru Pramukh Swami Maharaj e indicava di tanto in tanto ai fedeli alcune azioni rituali da fare, come prendere un pò d'acqua da un recipiente e metterla sulle mani, battere le mani velocemente e dolcemente, dondolarsi ecc.

A un certo punto il guru si è voltato verso di noi e ci ha chiesto se comprendevamo l'inglese. Al nostro assenso ci ha chiesto i nostri nomi e poi li ha "recitati" inserendoli in un mantra ripetuto diverse volte e ci ha chiesto di ripetere per una sola volta la parola-mantra.

Al termine della funzione, mentre intonavano dei canti, i fedeli si sono alzati e sono andati a versare l'acqua rimasta nei loro recipienti sulla testa della statuina che si trovava al centro della stanza.

Dopo aver assistito alla funzione siamo andati a visitare la bellissima mostra, un'apologia dell'induismo e del tempio, che si trova nell'edificio.

L'accesso al tempio era al piano superiore dell'edificio. Quando ci siamo ritrovati dentro siamo rimasti veramente incantati dalla bellezza del marmo e dalla perfezione della sua lavorazione. Spiccavano nel bianco accecante del tempio, per i loro colori accesi, le immagini e statue dei loro dei, alcuni dei quali posti su quelle che io ho definito "altalene". 

Nella religione induista, le Murti sono rappresentazioni fisiche (immagini, statue, ecc.) di forme o aspetti di Dio, utilizzate durante l’adorazione come punti di focalizzazione devozionale e meditativa.

Dopo aver dato un'occhiata al luogo stavamo per tornare sui nostri passi quando un inserviente ci invita a spostarci verso il fondo del tempio perchè stava per iniziare una funzione religiosa. Con l'occasione ci avviamo verso l'uscita, ma veniamo ragggiunti da un altro personaggio che ci chiede, con fare risentito/offeso, come mai non ci fermiano per la funzione.
Colta di sorpresa mi affretto a dire che certamente non avevamo alcuna intenzione di disertare la funzione e che stavamo appunto per decidere di rimanere (effettivamente si trattava di una piccola bugia a fin di bene).

Una volta ricevuto da me l'assenso l'anziano signore indiano mi istruisce dicendo che mio figlio deve andare davanti vicino agli dei e che io devo andare indietro vicino alle altre donne. 

Tra uomini e donne viene posto  un divisorio.

Dal fondo del tempio, in mezzo a melodie rilassanti di cui non comprendevo alcuna parola, vedo un "sacerdote" vestito di arancione reggere tre fiammelle che fa ondeggiare davanti alle statue. Dopo aver ripetuto questo gesto per alcune volte, le fiammelle vengono consegnate agli inservienti che le portano agli uomini, seduti davanti, ciascuno dei quali "prende il fumo" che ne emana e poi passa le mani intrise del fumo sacro sulla sua testa.

La cosa si ripete fino all'ultimo fedele di sesso maschile. Successivamente lo stesso gesto è ripetuto per le donne che vedo mettere nel piatto una moneta da una sterlina, subito dopo aver "attinto al fuoco sacro". Le monete vengono consegnate ad un inserviente che le mette tutte insieme e scompare.

Nel frattempo avevo perso di vista mio figlio, scomparso dietro un muro mentre era in fila con gli uomini che onoravano ogni singola statua prima di procedere verso l'uscita.  Con un certo sollievo lo vedo ricomparire ma, a quel punto, ero curiosa di sapere cosa c'era dietro il muro.

Il culto delle statue spetta anche alle donne e quello che mi ha incuriosito di più è stato il fatto che le divinità poste sulle "altalene" vengono onorate facendo dondolare l'altalena con una corda per tre volte.

Arrivata al muro misterioso, finalmente, svoltato l'angolo, vedo cosa c'è dietro: le statue dei guru fondatori di questa tradizione induista, compreso quello ancora vivente, che, almeno apparentemente, sono onorati come gli dei posti nella parte del tempio più visibile e importante.

Tornati verso l'uscita riprendiamo la via per recuperare prima di tutto le nostre scarpe e poi le nostre borse lasciate dall'altra parte della strada.

Ne abbiamo approfittato per dare un'occhiata al supermercato e al ristorante dove, dimenticando quello che avevamo tutte le buone intenzioni di ricordare, io ho chiesto della carne e mio figlio del vino. Ma i gentili indiani che ci hanno ospitato sono abituati ai visitatori maldestri e ci hanno risposto con un gentilissimo "no" e un sorriso benevolo.





Anche nel supermercato c'era una gigantesca foto commemorativa del  guru che vedete qui da me stessa immortalata.




Un'esperienza interessante e indimenticabile a contatto con un mondo religioso del tutto estraneo alla mia esperienza e tradizione, ma ugualmente degno di rispetto e considerazione per il profondo senso di spiritualità che ne emana e che, in fondo, ci accomuna.



venerdì 8 ottobre 2010

Vetrine di orrori

Internet è una vetrina e, come tale, mette in mostra di tutto: buona e cattiva informazione, prodotti utili e altri inutili, persone affidabili e altre inaffidabili, pericoli reali e inesistenti, vittime e false vittime ecc. 
In mezzo a tanta varietà di "buono e cattivo" spiccano, per la loro inconsistenza  culturale e pericolosità sociale, alcuni contenitori di notizie/informazioni/luoghi di discussione che si presentano come "vetrine di orrori". 
Questi prodotti della rete raccolgono solo notizie truculente e terrificanti di abusi, omicidi, truffe, si dilungano nel seguire passo passo le vicende legali di questo o di quell'altro per poter, ogni volta, ripetere e ribadire gli efferati delitti di questo e di quell'altro ...

Io non credo nell'esistenza di energie positive e negative, ma, confesso, che ogni volta che mi capita di trovare uno di questi contenitori di nefandezze umane e orribili orrori mi invade un senso di profonda pietà.

Pietà per tutti i maledetti criminali che compiono azioni così deprecabili e pietà anche per chi si sente in dovere di seguirli passo passo, giorno per giorno, minuto per minuto, costretto a fare ogni volta il "copia incolla" di tutto quello che è già successo per ricordare a tutti la vecchia e orribile storia da raccontare ancora una volta, ancora oggi,  domani e dopodomani e così via, fino all'infinito ...

Provo pietà sincera per queste persone così impegnate a dare conto di questi delittuosi eventi perchè veramente hanno un gran da fare.
Questo incessante e gravoso impegno, poveretti loro, li distrae da altre attività che certamente vorrebbero portare avanti: studi scientifici sul settore di competenza, conferenze e seminari di approfondimento, publicazioni scientifiche utili a comprendere il fenomeno di cui si occupano, insomma:  mi spiace per loro perchè sicuramente vorrebbero ma non trovano il tempo per impegnarsi in attività costruttive, positive, utili per se stessi e per gli altri.
Certo: la loro vita deve essere triste e monotona ...
 
A queste persone, per le quali sono sinceramente addolorata, vorrei poter regalare il bello e il buono della vita che ho il privilegio di sperimentare ogni giorno, nonostante i problemi e le difficoltà. Vorrei poter regalare loro la gioia di vivere con i propri limiti ma in tutta serenità e di accettare il male trasformandolo, per quanto possibile, in bene.

Ciò che vorrei dare si può sintetizzare nelle parole di un grande uomo, il Mahatma Gandhi, musicate in un video che ho trovato casualmente su Youtube.

Non posso fare nulla per tutte le persone immerse nel fango della "negatività", dell'odio, dell'invidia e dell'ignoranza, se non pregare per loro e regalare loro questo video, bello e pieno di luce, finalmente... un pò di luce ... anche per loro.

Prendi un Sorriso


mercoledì 9 settembre 2009

Un'altra "Perla" di Facebook

Facebook è un universo veramente variegato dove il bene e il male, il buono e il cattivo, il bello e il brutto si incontrano, appaiono e scompaiono liberamente.

Da quando sono entrata anch'io in questo strano universo ne ho viste e lette tante, e ogni tanto qualcosa mi colpisce particolarmente.

Dopo la prima "perla" che ho segnalato in questo Blog oggi ne voglio condividere un'altra.

Una testimonianza di grandissima fede, gioia e speranza che mi ha colpito profondamente. Ho visto sulla pagina di un amico un video condiviso in cui Nick dà la sua testimonianza nel corso di un incontro di preghiera. Dal contesto si comprende subito che Nick parla durante un incontro di cristiani protestanti, probabilmente evangelici-pentecostali.

Nick è nato nel 1982 senza braccia, mani e gambe e nessuno ha mai capito il perchè. Ha un fratello e una sorella perfettamente sani.

Ho scoperto che YouTube è pieno delle sue testimonianze e "prodezze": un giovane pieno di fede ed energia spirituale: un trascinatore, nonostante i suoi "limiti".

Ecco il video condiviso su Facebook:





I commenti li lascio a voi