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lunedì 14 novembre 2011

Il Partito dei Magistrati

 
Segnalo un libro molto interessante di Mauro Mellini:

Il Partito dei Magistrati
Storia di una lunga deriva istituzionale

Con la collaborazione di Alessio Di Carlo

Due brani tratti dalla sua recensione:

"La dedica del libro: “A tutte le persone che non lo leggeranno, con l’augurio che non abbiano ragione di pentirsi di non averlo letto”, nell’apparente pessimismo di una provocazione quasi arrogante è, in realtà, l’affermazione che conoscere questa situazione è il primo passo per ribaltarla e che il vero pericolo è quello di non tenerne conto".

"Con questo libro (edito da Bonfirraro – Barrafranca, pag. 201 € 15,90) Mauro Mellini tira le somme di un suo lungo lavoro di analisi delle anomalie della giustizia italiana, della quale ha sempre sostenuto essere assai più gravi le vere e proprie “devianze” che non la conclamata inefficienza"

La recensione di Alessio Di Carlo è sul sito  Giustizia Giusta
 

giovedì 10 novembre 2011

Qualcuno doveva aver calunniato ...


Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato. 

La cuoca della sua affittacamere, cioè della signora Grubach, che ogni mattino verso le otto gli portava la prima colazione, quel giorno non venne. Era la prima volta che una cosa simile capitava. K. aspettò un poco; col capo appoggiato al guanciale, notò che la vecchietta sua dirimpettaia lo osservava con una curiosità per lei del tutto inconsueta, ma poi, deluso ed affamato ad un tempo, si decise a suonare il campanello. 

Subito bussarono alla porta, ed entrò un uomo che in quella casa K. non aveva mai visto prima. Era di corporatura snella, ma robusta, e portava un vestito nero ed attillato che, come certi abiti da viaggio, era munito di varie pieghe, tasche, fibbie, bottoni, e di una cintura, e che quindi aveva un aspetto particolarmente pratico, benché non si capisse bene a che cosa dovesse servire.

–Chi è lei?- chiese K., levandosi a sedere nel letto; ma l’uomo eluse la domanda, come se la sua venuta fosse una faccenda scontata…

Così ha inizio Il Processo di Franz Kafka.

Una mattina come tante altre il procuratore di banca K. riceve un strana notifica di arresto da parte di due signori. Pensa subito che si tratta di un errore e che è conveniente intervenire per risolvere lo spiacevole malinteso. 

Ma quando il protagonista si addentra in questa vicenda si rende conto di quanto quell’accusa sia vera e di come sia impossibile arrivare ad una soluzione. Le aule di tribunale che si trova a frequentare sono irreali e claustrofobiche. In esse si respira un’aria torbida, afosa, fosca. 

Questa misteriosa e gigantesca organizzazione giudiziaria, i cui uffici si trovano per lo più agli ultimi piani o nei solai di misere case, comincia a farlo sentire indifeso, fragile e infine colpevole. 

K. non conosce il capo d’accusa e non lo conoscerà mai. Forse è ignoto persino al tribunale. Pian piano il protagonista non riesce più a vivere la sua vita, a pensare a se stesso, alle sue relazioni personali, alla sua carriera.

Intorno a K. ruotano personaggi misteriosi e bizzarri che non fanno altro che acuire il senso di disagio e di annichilimento cui porta il vortice della burocrazia. Il quadro che ne viene fuori è disperato e inquietante, assurdo e incomprensibile.

Fu pubblicato postumo nel 1925. 

Kafka considera l’uomo sempre colpevole, condannato da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina. 

Si può essere perseguiti per una colpa non commessa e perfino ignorata? 
Si può portare vergogna per essa?

Beffardo, enigmatico, asfissiante, misterioso sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente. Saturo d’infelicità e di poesia.





venerdì 1 aprile 2011

Kanungu e la «setta del suicidio». Il «migliore resoconto disponibile»

 

Recensione di Massimo Introvigne 

 

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Con qualche ritardo sulla sua data di pubblicazione, propongo una recensione di un’opera importante su uno dei più tragici «suicidi collettivi» legati alle «sette», quello del movimento «cattolico di frangia» Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio a Kanungu, in Uganda, il 17 marzo 2000. I lettori italiani conoscono la storia di Kanungu soprattutto grazie ai lavori di Raffaella Di Marzio di cui cfr. da ultimo Kanungu: l’Apocalissi ugandese. Quando la fede religiosa diventa fabbrica di morte, ilmiolibro.it, Roma 2010 – che rimangono punti di riferimento indispensabili insieme agli articoli dello storico svizzero Jean-François Mayer. L’antropologo neozelandese Richard Vokes ha da poco pubblicato con Ghosts of Kanungu. Fertility, Secrecy & Exchange in the Great Lakes of East Africa (James Currey, Woodbridge [Suffolk] e Rochester [New York] 2009, da cui sono tratte tutte le citazioni seguenti) quello che presenta lui stesso come «il migliore resoconto disponibile» (p. 214) del movimento di Kanungu e della sua tragedia finale [...]

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Leggi la Recensione sul sito:

http://www.cesnur.org/2011/mi-ka.html

Con il permesso dell'autore ripubblicata su SRS: 

http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/article.php?storyid=239



venerdì 14 gennaio 2011

L'Alfa e L'Omega del Dragone


Recensione di Raffaella Di Marzio



Ilmiolibro.it è una fucina di giovani scrittori che, a causa dell'indifferenza della maggior parte delle case editrici per il talento dissociato dal "nome che vende", decidono di pubblicare il loro libro facendo tutto da sè, non rassegnandosi a lasciare sfiorire la loro creatività dentro un cassetto o ad accumulare giorno dopo giorno le risposte negative dalle case editrici alle quali inviano i loro libri.

Michele Amitrani nel giorno della sua Laurea con il relatore, Prof. Rossi, Preside della facoltà di Scienze Politiche
 
Uno degli ultimi arrivati in questo esercito di nuovi autori è Michele Amitrani, da pochi giorni  laureato in Scienze Politiche, con una grande passione per lo studio e la ricerca  di taglio "giornalistico" sui fatti e gli avvenimenti dell'attualità.

Uno degli interessi che ha coltivato e approfondito maggiormente negli ultimi anni è  per quello che lui chiama il "Regno di Mezzo": la Cina.

Da diverso tempo l'indirizzo della sua abitazione è diventato  la destinazione frequente di alcuni corrieri internazionali per la consegna di libri in lingua inglese irreperibili in Italia, tutti scritti da studiosi di fama internazionale a proposito della Cina e delle sue relazioni internazionali, della sua storia e del suo ruolo nel mondo dell'economia globale, dai tempi di  Mao fino ad oggi.

Michele Amitrani per diverso tempo, grazie alla lettura di questi contributi stranieri, il costante ascolto della BBC, della CCTV-9 (uno dei 16 canali della Televisione Centrale Cinese), la NHK World (servizio televisivo giapponese) e di altre reti internazionali, la lettura di testate giornalistiche internazionali in lingua inglese ma redatte in Cina e Giappone, ha messo in pratica ciò che ogni studioso degno di questo appellativo dovrebbe fare: ricercare le notizie  attingendo da fonti contrapposte e ragionarci sù per guardare "oltre" la notizia e la storia, "oltre" il passato e il presente, verso un possibile futuro.

Il suo libro, L'Alfa e L'Omega del Dragone. Sviluppo e affermazione della Repubblica Popolare Cinese nel nuovo ordine multipolare, è il risultato di questo duro e impegnativo lavoro di studio, ricerca e riflessione nel quale certamente si innesta anche la quintessenza degli Studi Universitari in Scienze Politiche felicemente portati a termine.

Il libro, dopo una introduzione generale sulla situazione economico-politica attuale nella quale  si mette in evidenza la complessità e la multipolarità del mondo in cui viviamo, passa a disegnare la storia della Grande Cina attraverso Mao, Deng e i loro successori, fino ad oggi, l'anno che stiamo congedando in queste ultime ore: il 2010.

In questo scorrere del tempo l'autore, oltre a sottolineare l' "Alfa" luminoso e straordinario del Dragone,  si sofferma a riflettere e valutare anche  alcuni aspetti dell'oscuro e inquietante "Omega", come, per esempio, il massacro di Beijing, la persecuzione di Falun Gong, il disprezzo per i diritti civili, ecc.

Per avere un'idea dello stile e del talento dell'autore nell'esprimere concetti complessi in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori grazie allo stile agile e giornalistico, cito un paio di frasi tratte dal libro:

A proposito dell'Ultimo Giorno della Rivoluzione (9 settembre 1976) Michele Amitrani dice: " Nel romantico sogno rivoluzionario di Mao c'era la ferma volontà e c'era la coscienza, ma mancava il tozzo di pane". (p.127)

Nel paragrafo Essere o non Essere Drago l'autore si chiede: "... un dubbio amletico sembra allora affliggere i governanti della nazione più popolosa della terra. Un problema che riguarda l'identità e insieme l'esistenza stessa del nuovo Regno di Mezzo. E' il problema di agire senza toccare, di rimediare senza cambiare, di capire senza sapere osservare." (p.250).

Due piccoli "assaggi" che spero inducano tanti lettori a leggere questo libro, originale, profondo e fedele alle fonti come raramente accade di vedere. 

Michele Amitrani  appartiene a quella specie rara di storici che ricercano per passione e per il gusto di scrutare dentro i fatti della storia, del mondo di ieri e di oggi, vicino e lontano, nel tentativo di dare loro un senso e indovinarne, se possibile, la  direzione e il profilo  dell'orizzonte.

Leggendo le ultime parole del libro un'idea mi si presentava nitidamente davanti: l'orizzonte che si staglia davanti a noi  che viviamo oggi l'undicesimo anno del terzo millennio non è più diviso tra "occidente" e "oriente", ma è un unico comune orizzonte, che ci piaccia o no, che sia un bene o un male, è il mondo "globalizzato" quello che avremo davanti nei prossimi anni.

Non me ne ero mai resa conto, nonostante ogni volta che mi capitava di leggere un'etichetta trovassi immancabilmente la scritta "Made in China".

Il grande merito di questo libro è quello di aiutare il lettore a prendere coscienza di ciò che ha sotto gli occhi ogni giorno ma che non riesce a vedere perchè non indossa gli "occhiali" giusti.

Grazie a questo giovane autore ora possiamo "vedere" anche noi.

Gli interessati agli studi e alle ricerche di Michele Amitrani possono seguirlo anche sul suo suo Blog: Alfegadragon,  sulla sua Pagina Facebook e sulla Pagina dedicata al libro.
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L'Alfa e L'Omega del Dragone  può essere acquistato nelle librerie Feltrinelli

Compra sul sito della Feltrinelli on-line

Può essere acquistato anche on-line sul sito  ilMiolibro.it (registrandosi)

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  Indice 


Prefazione


UN NUOVO MONDO SORGE AD ORIENTE

LA CADUTA DELL‘OCCIDENTE
Oltre il Secolo Breve, 17 – Il Mondo Multipolare, 19 -
Il Faro della Storia si Sposta ad Oriente, 22

IL SECOLO ASIATICO
Nuovi Re Nascono Dove Sorge il Sole, 27 - Il Peso del
Pachiderma Asiatico, 30 - Conseguenze dell‘Era
Multipolare, 38 - Quanto Multipolare?, 47 – L‘Ascesa
del Drago, 55


LA VIA DELLA CINA

IL DRAGO NELLA STORIA
La Cina dei Traguardi, 67 - La Cina degli Incontri, 69 –
La Cina delle Catene, 73 - La Cina delle Grandi Gesta, 77


LA CINA RIVOLUZIONARIA DI MAO

PRELUDIO AL COMUNISMO
La Morte di Confucio, 83 - Il Marxismo che Non C‘Era,
87 - Colui che Regge il Cielo, 88
 
FALCE E MARTELLO SUL REGNO DI MEZZO
La Repubblica Popolare, 92 - Il Compagno Sovietico, 98 -
Il Grande Balzo e la Grande Fossa, 103

L‘UTOPIA ROSSA
L‘Ombra di Mao, 111 - Il Vangelo Rosso e i Proseliti della
Rivoluzione, 114 - L‘Ultimo Atto, 122 – 9 Settembre 1976:
L‘Ultimo Giorno della Rivoluzione, 126


LA CINA PRAGMATICA DI DENG

LA METAMORFOSI DEL DRAGO
L‘Erede, 131 - Dimenticando Mao, 133 – Oltre
il Comunismo, 140

LA DEMOCRAZIA PASSÒ PER TIANANMEN
I Primi Movimenti per la Democrazia, 155 - Il Funerale
del Riformista, 159 - Trenta Giorni di Democrazia, 163 - Il
Massacro di Beijing, 172 - Le Conseguenze del Massacro, 175

IL DRAGO ALLA FINE DEL LETARGO
Deng Va a Sud, 178 - L‘Ultimo Imperatore, 183 - L‘Eterno
Dragone si Desta, 185


L’ALFA E L’OMEGA DEL DRAGONE

IL PAESE DEI FUOCHI D‘ARTIFICIO
La Cina Alfa, 192 - La Cina Omega, 198 - Quel che si
Lascia, 204

GENERAZIONI
La Dinastia Jiang, 210 - Ricordando Deng, 214 - Il
Risveglio del Qigong, 220 - Falun Gong, 223 - In
Mancanza di Credo, 229 - La Dinastia Hu, 230 –
SARS, 234 – Ali di Drago nel Nuovo Millennio, 236

ENTRO I CONFINI DELLA GRANDE MURAGLIA
Sessanta Anni Dopo: Storia di una Repubblica Popolare,
243 - Essere o Non Essere Drago, 248 – La Cina a Bordo di
un Treno, 251


L’ARMATA DI CONFUCIO

SEGNALI DI CONFUCIO NEL MONDO
Oltre il Cortile di Casa, 256 - La Repubblica Popolare
Cinese in Asia, 260 - Influenza Globale, 266

L‘AQUILA E IL DRAGONE
La Profezia del Disertore, 267 - C‘Era una Volta la "Cina
Rossa", 271 - La Potenza Responsabile, 272 - La Potenza
Imprevedibile, 279

LA STORIA DEI GIGANTI
La Crisi nello Stretto di Taiwan, 280 - La Crisi di Belgrado,
285 - Imparando a Coesistere, 289 - I Destini di Chimerica, 293
 

sabato 6 novembre 2010

Movimenti anti-cristiani: vittime e storie di atrocità

In questi giorni sto leggendo un libro di Hans Kung, autore che prima conoscevo solo di fama.

Da questa lettura sono scaturite alcune riflessioni anche sui temi di cui mi occupo e, in particolare, sul problema di come fare ricerca in modo scientifico su realtà religiose minoritarie e "devianti" all'interno del contesto sociale in cui viviamo. Un tema di cui mi sono occupata spesso, negli ultimi quattro anni,  e che sto cercando di approfondire condividendo le mie riflessioni critiche anche con studiosi di altri paesi. 


Ritengo che questo sia un problema cruciale, in particolar modo  nel nostro Paese.


Il mio ultimo libro "Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto" rappresenta, in un certo senso, la "summa" della mia esperienza in questo campo, almeno fino ad oggi.


Ma cosa c'entra il teologo Hans Kung in tutto questo?


Nel suo libro "Cristianesimo. Essenza e Storia" (pp.16-19), Hans Kung critica un certo numero di storici-filosofi-teologi che scrivono con intenti opposti riguardo al cristianesimo: per denigrarlo o per esaltarlo. Egli ritiene che queste siano due modalità erronee di fare storia,  di segno opposto, ma di uguale gravità.

Tra i personaggi che hanno dato del cristianesimo una immagine "criminologica" egli cita Nietzsche, che si propone esplicitamente la distruzione del Cristianesimo, e Deschner che vuole scrivere una storia della criminalità clericale. Riferendosi a questi ed altri autori, Kung dice che molta della "critica corrosiva di ex credenti nasce da una speranza amaramente delusa".

Non che le critiche degli ex cristiani non abbiano qualche fondamento, tuttavia delle loro critiche si sono purtroppo impossessati i pamphletisti che "non vogliono comprendere e distinguere criticamente, ma accusano e condannano in maniera globale".

Citando uno di questi autori, Deschner, Kung dice che egli mette insieme, nello spirito dell'ostilità verso il cristianesimo, tutti gli errori e i misfatti, i delitti e i vizi, passando semplicemente sotto silenzio tutto ciò di buono e luminoso si può trovare nella storia bimillenaria del cristianesimo, allo scopo di dimostrare la tesi secondo cui il cristianesimo è in sè deliquenziale e criminale, un inganno che dovrebbe essere distrutto scientificamente.

A lungo andare, però, questo genere di storie, che raccolgono ombre ed elencano pozzanghere, diventano noiose tanto quanto le esaltazioni del cristianesimo.

Ciò che mi ha colpito di più nelle riflesisoni di Kung sono le parole che usa quando disprezza questo modo di "fare storia".

Cosa producono l' esaltazione del cristianesimo da una parte e la denigrazione di esso dall'altra? Esse producono "sgradevoli libri di mezze verità. E poichè le mezze verità sono insieme mezzi errori, le opere di questi due generi non sono storia seria".

Una cronaca scandalosa, secondo Kung non è storiografia, ma una raccolta di storie scandalose e pettegole di un'epoca o di un determinato ambiente. L'immagine ostile del cristianesimo, perciò, non può spiegare il problema di cosa sia realmente il critianesimo, così come non può essere utile  una tradizionale immagine ideale di esso.

Cosa è necessario sostituire a questa falsa ricerca che non ha nulla di veritiero? La comprensione storico-critica nella veracità e nella giustizia, la quale poi dovrà costituire il fondamento per il giudizio.

L'immagine reale del cristianesimo si comprende, dunque, solo se si ha la volontà di investigare sulla dialettica di luci e ombre storiche, di bene e male presente nei 2000 anni di storia cristiana.

Un impegno serio e molto difficile da portare avanti, ben diverso dalla facile divulgaziione di maldicenze e malesseri personali contro questo o quell'altro.

Dopo aver letto le pagine del libro di Hans Kung non ho potuto fare a meno di vedere il loro riflesso nel modo in cui viene affrontato lo studio di gruppi religiosi minoritari nei confronti dei quali l'atteggiamento di alcuni "studiosi" sembra essere molto simile a quello di Nietzsche verso il Cristianesimo, con i dovuti e necessari distinguo, naturalmente (mi riferisco all'alto livello di Nietzsche e all'infimo livello di certi "studiosi" nostrani).

In altri post di questo Blog ho richiamato la necessità di assumere un atteggiamento etico nei riguardi delle minoranze religioso-spirituali che sono presenti in mezzo a noi quando ci accingiamo a studiarle e, forse, anche  a giudicarle.

Di fronte a certe pubblicazioni (trasmissioni, articoli ecc.) piene di oscurità, criminalità, inganni, diffuse da chi si sforza per mettere in luce tutto il male svelato da ex membri insoddisfatti e disillusi, mi sento di condividere l'opinione di Kung quando parla dei nemici giurati del cristianesimo che scrivono opere denigratorie piene di odio contro questa religione. 

Egli dice che queste opere, lugubri storie di atrocità, non solo a lungo andare suscitano la noia dei loro lettori, ma non danno alcun contributo alla conoscenza, nè sono servite al loro scopo: distruggere il cristianesimo. 

Concludo con queste parole di Kung che ritengo particolarmente condivisibili: 


"... chi da un paesaggio raccoglie soltanto ombre, non può che offrire un gioco di ombre. 
E chi va a cercare intenzionalmente tutte le pozzanghere, a torto si lamenta della strada..."


domenica 27 settembre 2009

Dedicato agli stolti: meditate... meditate

Ho condiviso questa nota, pubblicata nella pagina di Alberto su facebook, perchè la condivido totalmente: il mondo non è diviso in due sottomondi (buoni e cattivi), ma il bene e il male abitano in ognuno di noi...

Questo post è dedicato a tutti gli stolti convinti di essere nel giusto, dalla parte dei "buoni" e impegnati a portare avanti una "missione" di salvezza contro i "cattivi" di questo mondo.


Viktor Frankl ha fatto esperienza diretta di un lager e
quindi può (lui sì) insegnarci qualcosa.


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UNO PSICOLOGO NEI LAGER, di Viktor Frankl


Edizioni ARES (pag. 144)


[... ] Da tutto ciò possiamo apprendere che sulla terra esistono soltanto due razze umane, e solo queste due; la razza degli uomini per bene e quella dei poco di buono. Queste due razze sono diffuse ovunque, penetrano e s'infilano in tutti i gruppi. Nessun gruppo è composto esclusivamente da persone per bene o esclusivamente poco di buono.

In questo senso non esiste dunque un gruppo di razza pura, e per l'appunto, vi furono persone per bene anche tra le sentinelle. La vita nel campo di concentramento mise senza dubbio a nudo un abisso che giunge fino all'intimo dell'uomo.

Dobbiamo stupirci se in questa profondità non appare nient'altro che l'umano? L'umano per ciò che realmente è: un'amalgama di bene e di male! L'incrinatura che attraversa tutto l'essere umano e distingue il bene dal male, raggiunge anche tali profondità e appare dunque anche nel fondo dell'abisso rappresentato dal Lager. [... ]

sabato 13 giugno 2009

Rapita dalla Giustizia



Il giorno 10 Giugno 2009 è stato presentato a Roma un libro molto interessante. Ho deciso di pubblicare sul mio Blog le impressioni e le riflessioni di una persona che ha partecipato perchè ritengo che il caso di Angela sia molto importante e drammatico e che esso testimoni le gravi carenze del nostro sistema giudiziario e assistenziale quando si tratta di accertare realmente gli abusi subiti da minori all'interno delle loro famiglie.


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Ho partecipato ieri alla presentazione alla Camera del libro: “Rapita dalla Giustizia”, il libro scritto in prima persona da Angela L. per Rizzoli con l'aiuto di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella.

Due cose mi hanno colpito profondamente.

La prima è che in questo delirio umano e istituzionale durato dieci anni, la famiglia è stata lasciata sola per la quasi totalità del tempo.

Come unico argine a tale follia, da un lato la passione umana e professionale dell’avvocato Bomparola, dall’altra il coraggio e la tenacia del giornalista Tortorella e pochi altri.

La seconda cosa che mi ha profondamente commosso sono state le parole di Angela, la protagonista involontaria di questa vicenda e coautrice del libro.

Non mi ha colpito tanto la descrizione delle piccole e grandi crudeltà e soprusi a cui ha dovuto sottostare. Ho fatto abbastanza gavetta in comunità di tanti generi per non sapere cosa accade, a volte, anche nei posti considerati, nel loro genere, di “eccellenza”.

E comunque tutti credo, prima o poi, abbiamo fatto esperienza di comportamenti più o meno deplorevoli sul lavoro, compiuti dalle più disparate tipologie professionali: dalla cassiera del supermercato all’autista dell’autobus, dall’infermiere/a dell’ospedale all’impiegato del comune. E tutto ciò trasversalmente, dal laureato all’operaio.

Così come tutti, prima o poi, di persone appartenenti a quelle stesse categorie professionali, abbiamo fatto anche esperienze virtuose, che vanno ben al di là del compimento del proprio dovere professionale.

Così è anche la vita.

Quello che mi ha colpito invece, è lo spirito di Angela.

La sua, come chiamarla, “vocazione di combattente”.

E mi sono commosso fino alle lacrime, quando attraverso il suo racconto, l’ho rivista, lei bambina di otto-nove anni, che organizzava da sola la fuga dalla comunità di Genova per sé e anche per le altre bambine più piccole di lei. O quando, ragazzina nella nuova famiglia adottiva, di fronte all’assistente sociale insisteva nel non voler firmare i documenti per il cambio di cognome.

Dieci anni, senza vedere e senza avere notizie veritiere dei propri genitori.

Da tutto questo ho capito principalmente due cose:

- La prima è che il caso di Angela non è certamente isolato. Solo l’alchimia di un giovane “spirito indomito” come quello di Angela, che è ben raro, unito alla fede incrollabile di una famiglia, sfregiata dalla Giustizia e forse anche dalla comunità, hanno compiuto il miracolo di dare un lieto fine a questa storia, e farla conoscere al mondo. Ma questo “miracolo d’amore”, come ieri lo ha definito Tortorella, credo sia un’eccezione.

Quante altre storie non sono finite e non finiranno in questo modo?

Tante, troppe. Certamente la quasi totalità.

- Ma il miracolo più grande è che questo libro, che mi auguro possa squarciare finalmente un velo su questo genere di vicende, sia stato scritto, pubblicato ma soprattutto sia accessibile. Infatti così non è stato, in vicende del genere, in altre occasioni. Dove i racconti altrettanto agghiaccianti e, se possibile, ancora più terribili, sono stati censurati in ogni modo:

Sono certo che Angela avrà una vita piena e significativa.

E’ mia opinione che tutti quegli anni di forzata separazione dalla propria famiglia non saranno stati vani, perché credo che tanta solitudine, tanto dolore, tanta disperazione possono portare o alla follia (e non è certo il caso di Angela) o ad un livello di sensibilità e di forza interiore prezioso per realizzare grandi cose.

Ed è questo i mio personale augurio, oltre a quello di tanta serenità.

Concludendo il suo racconto, Angela raccontava dell’incontro avuto recentemente con l’assistente sociale e la psicologa che avevano seguito il suo caso, e che ancora operano in quel settore.

Trovo interessante che ambedue abbiano sostenuto di non ritenere di doverle delle scuse perché: “…abbiamo solo fatto il nostro dovere e, se dovessimo tornare indietro, lo rifaremmo ancora nello stesso modo…”.


Parole pesanti come macigni

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A cura di Pietro Bono