SRS SI E' TRASFERITO

I SITI DI RAFFAELLA DI MARZIO SONO STATI TRASFERITI SUL NUOVO SITO

SPIRITUALITA' RELIGIONI E SETTARISMI

VISITALO E ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!

domenica 25 settembre 2011

Audizione Commissione Giustizia (21/09/2011)


Senato della Repubblica
L'audizione del 21 settembre 2011, tenutasi alla Commissione Giustizia del Senato, nel corso della indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette "sette", è stata una esperienza per me molto  interessante, utile anche per mettere al corrente i senatori della Commissione di una serie di ragioni contrarie alla istituzione di questo reato (DDL 569).

Il servizio trasmesso durante il TG Parlamento del 23 settembre 2011 inquadra sinteticamente la diversità di opinioni dei senatori Caruso (favorevole) e Casson (contrario). E' possibile vedere tutto il servizio sul


 

La relazione che ho fatto pervenire alla Commissione, messa gli atti, nella quale sintetizzo alcune delle ragioni per le quali sono contraria a questa proposta di legge, è scaricabile sul Sito del Senato e sul  Sito SRS.

Nel resoconto sommario, pubblicato sul Sito del Senato, sono sintetizzati gli interventi dei cinque convocati per le audizioni, e dei senatori presenti. Tuttavia non tutto quello che è stato detto durante l'audizione e il dibattito tra i presenti è stato riportato nel resoconto. 

Una delle considerazioni che ho fatto durante l'audizione, e che non risulta dal resoconto sommario, è quella relativa all'interpretazione dell'affiliazione religiosa come una forma di "malattia mentale". 

La conversione religiosa e il comportamento religioso, da qualche isolato esponente del mondo dei professionisti della salute mentale,  viene incluso nei disturbi descritti nel DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).

Quando si ritiene che un adepto sia "troppo" credente, troppo "osservante", troppo "obbediente", oppure quando subisce un cambiamento repentino in seguito alla conversione/affiliazione, si fa l'ipotesi (ovviamente non verificabile ma arbitraria) che l'adepto sia stato "manipolato mentalmente" dal suo "guru" e dalla "setta" in cui è entrato.

Stabilito questo assioma si passa a inserire l'adepto disturbato psicologicamente in una delle patologie descritte dal DSM-IV e, in particolare, si fa il nome del "Disturbo dissociativo non specificato" come disturbo mentale provocato dalla "manipolazione mentale" o "lavaggio del cervello" o "plagio".

I Siti Internet di associazioni antisette e quelli di ex membri, ostili al gruppo che hanno lasciato, sono pieni di riferimenti a questo Manuale Diagnostico per avvalorare un presunto fondamento scientifico della nozione di uno specifico "lavaggio del cervello": quello attuato dalle "sette" che provocherebbe, negli adepti, il disturbo dissociativo.

Un esempio di questo genere di informazione pseudoscientifica, tra i tanti che si potrebbero fare, è quanto viene affermato nella lettera che la FAVIS, Associazione Nazionale Familiari delle Vittime delle Sette, ha inviato il 30 marzo 2004 al Senatore Ziccone. Nella lettera, reperibile sul Sito  Internet dell'Associazione, si afferma:

"[...] Parimenti la più importante letteratura diagnostica mondiale in materia psichiatrica - DSM IV - include una categoria classificata come “DISTURBO DISSOCIATIVO ATIPICO 300.15” che identifica espressamente le vittime di azioni plagiatarie. Nella definizione degli effetti patologici del controllo mentale, il DSM IV riporta quanto segue:Esempi atipici comprendono stati simili alla trance, estraniamento della realtà accompagnato da depersonalizzazione, come stati di dissociazione prolungata che possono insorgere in individui sottoposti a periodi di prolungata ed intensa persuasione coercitiva (lavaggio del cervello, riforma di pensiero, indottrinamento) mentre erano prigionieri di gruppi terroristi o cultisti” [...].

Nel corso della mia audizione mi è sembrato doveroso informare i senatori presenti che la dicitura citata sopra non esiste più, anzi non è mai esistita nel DSM-IV. 

Ero al corrente di questo particolare già da diversi anni, dopo aver fatto personalmente una ricerca bibliografica in una biblioteca specializzata ed aver consultato e confrontato tra loro diverse edizioni del Manuale Diagnostico.

Nel corso dell'audizione non c'era il tempo e il modo per esplicitare e documentare questa affermazione, ma in questa sede ritengo utile farlo a beneficio di chi è interessato a comunicare la verità scientifica e non la propaganda antisettaria.

Cominciando, quindi, dalle edizioni precedenti del DSM, ecco la ricostruzione dell'evoluzione delle pagine del Manuale Diagnostico relative al disturbo dissociativo atipico.

Questi disturbi vengono definiti come "stati di dissociazione che si manifestano in persone sottoposte a periodi di persuasione coercitiva prolungata e intensa". Questa descrizione è seguita da una parentesi in cui si specifica cosa si possa intendere con l'espressione "persuasione coercitiva". E' proprio il contenuto di quella parentesi la parte del Manuale che qui mi interessa particolarmente.


Facendo riferimento solo alle traduzioni italiane ecco quanto viene specificato nelle diverse edizioni:

1984 - Nel DSM-III, a pag. 285, c'era questa dicitura finale "[...](lavaggio del cervello, "rieducazione" del pensiero, e indottrinamento, come succede ai prigionieri di terroristi o di fanatici)"

1988 Nel DSM-III-R, a pag 336, si diceva "[...](per es. lavaggio del cervello, rieducazione del pensiero o indottrinamento avvenuti mentre si era prigionieri di terroristi o di fanatici religiosi)"


1995 - Nel DSM-IV, a pag 539, la frase viene modificata ancora e termina così: "[...] (per es. lavaggio del pensiero, ricondizionamento del pensiero, o indottrinamento in corso di prigionia)."

Concludendo - Non solo, dunque, in tutti i Manuali, quando si parla di lavaggio del cervello ci si riferisce a forme di pressione psicologica attuata in stato di prigionia (dove si praticano privazione del sonno, del cibo, vessazioni e umiliazioni psico-fisiche, torture ecc.), ma il particolare relativo alla prigionia all'interno di gruppi di fanatici religiosi viene del tutto eliminata nel DSM IV, che è appunto quello che più spesso viene citato a sproposito nell'ambiente antisette.

La persuasione coercitiva, conosciuta e classificata nel manuale e  oggetto di studi e ricerche da molti decenni, non è un fenomeno tipico delle sette religiose.

I più importanti esponenti della branca della psicologia che si occupa di questi problemi, la Psicologia della Religione, si sono espressi chiaramente in proposito in un manuale tradotto e pubblicato in Italia: HOOD R.W. jr, SPILKA B., HUNSBERGER B., GORSUCH R. (1996), Psicologia della religione. Prospettive psicosociali ed empiriche, Torino, Centro Scientifico Editore, 2001.
Chi fosse interessato può consultare altri testi e articoli scientifici sull'argomento (Vedi ulteriore Bibliografia).

Gli autori citati sopra ( R.W. Hood Jr., B. Spilka, B. Hunsberger e R. Gorsuch) sono alcuni dei più eminenti psicologi della religione contemporanei, tutti già presidenti della Divisione Psychology of Religion della American Psychological Association. Ho citato diverse pagine del loro manuale nel mio ultimo libro. Qui ne riporto solo un brano significativo:

Affrontando la questione della persuasione coercitiva all’interno delle organizzazioni religiose, essi illustrano le diverse posizioni a riguardo. L’uso della metafora “lavaggio del cervello” presuppone la convinzione di un certo numero di psicologi clinici  e psichiatri secondo i quali la conversione e l’affiliazione  a un culto “deviante” avverrebbe attraverso  un processo patologico e sarebbe sintomo di una malattia: ci sono studiosi che sono arrivati ad affermare l’esistenza di una sindrome definita come “cultismo distruttivo”. In contrasto con questi studiosi si pongono i ricercatori più empirici che  non hanno trovato alcuna prova del fatto che i culti utilizzino metodi in grado di alterare i normali processi psicologici. […] Il tentativo di affermare l’esistenza di processi psicologici particolari operanti nei culti è, perciò, destinato a fallire poiché chi aderisce a una religione minoritaria lo fa per le stesse motivazioni di chi aderisce a una religione riconosciuta e accettata dalla società[…]. 

Nessun commento: