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venerdì 19 luglio 2013

Congresso Trieste 2013: Riflessioni e Relazioni presentate


Manipolazioni, Abusi e Vessazioni nei Gruppi

Trieste, Italia
Luglio 4-6, 2013


Comitato organizzatore

Cristina Caparesi, Teresa Dennetta, Raffaella Di Marzio, 

Michael Kropveld, Michael Langone



Una Sessione plenaria - Tavola rotonda del 6 luglio

Il Congresso Internazionale di Trieste 2013 è stato un successo, non solo per il numero di relatori  provenienti da tutti i continenti (140), ma anche per la varietà di prospettive e ambiti presenti nei diversi contributi.

L'evento si è aperto il 4 Luglio 2013, con una relazione di Steve Eichel, Presidente del Comitato direttivo dell' ICSA. 


Cristina Caparesi e Steve Eichel

Se volessi sintetizzare lo spirito di questo Congresso userei le sue stesse parole e quindi mi limito a riportarle, in parte, tra virgolette: 

"Sono stato il Presidente dell’ICSA per appena un anno e durante questo periodo sono stato informato dei disaccordi, conflitti e controversie nel nostro campo di studi e nella stessa ICSA. Per natura, non mi interessa così tanto il conflitto. 

Però ricordo le parole di Doug Hodgson, il mio professore di Teoria Politica all’ università, che criticava il mio utopismo post-adolescenziale spiegandomi che l’opposto del conflitto è la morte. 

Per definizione, posso assicurarvi che il campo di studi sul settarismo e l’ICSA sono molto vivi. Ci sono differenze di opinioni significative e a volte molto marcate nell’ICSA, anche se siamo uniti nei nostri obiettivi generali. 

Conosco  membri ICSA e, tristemente, anche ex-membri, che ritengono questi conflitti negativi, cioè come se fossero indicativi di problemi nella nostra associazione o nel campo di studi in generale.

Io sono convinto del contrario. Io credo che il disaccordo, il conflitto e la controversia – fintanto che siano espressi in modo decente e rispettoso - siano un segno di salute e crescita. Fino a un certo punto. Arriva un momento in cui dobbiamo prendere una decisione o posizione ed è impensabile che tutti saranno d’accordo con ogni decisione ogni volta. 

Come presidente, tutto ciò che posso ragionevolmente chiedere è di mostrare pazienza, che ci ascoltiamo gli uni gli altri e con attenta riflessione e onestà intellettuale.  Le sette sono fondamentalmente delle organizzazioni imperfette che, in ogni caso, a volte, potrebbero fare la “cosa giusta”, mentre associazioni come l’ICSA sono di base associazioni ben intenzionate, che, a volte, fanno degli errori.  

È mia speranza che continuiamo a distinguere tra questi due tipi di realtà sociali  e che continuiamo  a cooperare gli uni con gli altri, anche se in disaccordo". 

Per quanto riguarda, invece, una valutazione finale del Congresso, conclusosi il 6 Luglio, invito a leggere l'articolo di Camillo Maffia (relatore al Congresso con una relazione dal titolo "Sette religiose: il ruolo dei media nel problema sociale"),  pubblicato su Agenzia RadicaleLibertà religiosa, a Trieste il volto democratico del contrasto agli abusi psicologici, che mostra come gli auspici del Presidente enunciati il primo giorno del Congresso, si siano poi effettivamente realizzati, insieme agli inevitabili errori, omissioni, imperfezioni, polemiche ecc., che sono parte integrante di qualsiasi evento culturale.

SEGUONO RELAZIONI PRESENTATE  ...




Metto a disposizione degli interessati le slide di due delle tre relazioni che ho presentato.



SESSION: Human rights, the law, and new religious movements: finding a balance - part five: how the social context (e.g., press reports and popular prejudices) can violate individuals’ human rights 

Raffaella Di Marzio - Overview: How the social context can lead to violations of human rights








SESSIONE: Diritti umani, la legge e i nuovi movimenti religiosi, trovare un equilibrio, il contrasto alle manipolazioni: i diritti delle minoranze religiose- 3° parte

Raffaella Di Marzio -  Le implicazioni psico-sociali nella nozione di setta














17 commenti:

Anonimo ha detto...

«Le sette sono fondamentalmente delle organizzazioni imperfette che, in ogni caso, a volte, potrebbero fare la “cosa giusta”, mentre associazioni come l’ICSA sono di base associazioni ben intenzionate, che, a volte, fanno degli errori.»

In sostanza il "bene" nelle sette sarebbe un'eccezione... invece l'icsa sì che è un'organizzazione ben intenzionata, che però può umanamente sbagliare. Dott.ssa Di Marzio è preoccupante sapere che lei userebbe le stesse parole.

Raffaella Di Marzio ha detto...

La ringrazio per questa sua considerazione che mi permette di chiarire un possibile equivoco.

Nel post dico:"Se volessi sintetizzare lo spirito di questo Congresso userei le sue stesse parole..."

La frase che lei cita non riguarda lo "spirito del congresso" e io ovviamente non considero "vangelo" le parole di Eichel, che, effettivamente, in quella sua affermazione, possono essere intese in modo dispregiativo.

L'ipotesi interpretativa che posso fare, non potendo chiedere a Eichel cosa intende lui per "setta", e tenendo conto che quella riportata è una traduzione dall'inglese nel quale la parola "cult" ha un significato diverso e non così denigratorio come in italiano, sono portata a credere che in quel contesto Eichel voglia semplicemente dire che qualsiasi valutazione di una organizzazione debba essere fatta ponendola su un continuum, che va dall'estremo del positivo all'estremo del negativo. Nel continuum esistono ovviamente anche i grigi e una organizzazione può presentare sia aspetti positivi che negativi che coesistono, anche se l'organizzazione può trovarsi collocata più vicino a uno dei due estremi.
L'equivoco, ancora una volta, deriva dall'uso della parola "setta".

Indipendentemente da questo la mia totale condivisione del pensiero di Eichel si riferiva unicamente allo spirito dialogico e democratico di questo convegno.

Su altre questioni non ho avuto mai modo di confrontarmi con lui e quindi non ho idea di cosa volesse dire esattamente con l'espressione che lei ha voluto sottolineare ...

Raffaella

Anonimo ha detto...

La ringrazio per la cortese risposta, ma come ha recentemente affermato Bashy Quraishy «“In the old days discrimination and racism was directed toward people of color and other ethnicities.” In the modern world, “That has changed from ethnic discrimination to cultural discrimination and more and more religious discrimination”.[1]


[1]http://tinyurl.com/BashyQuraishy

Raffaella Di Marzio ha detto...


Ho ascoltato attentamente l'intervista che lei mi segnala e che ritengo molto utile, tanto che è stata tradotta in italiano e pubblicata sul mio sito a questo indirizzo:

http://www.dimarzio.it/sdpm/modules/mydownloads/visit.php?lid=77

Raffaella

Anonimo ha detto...

Vorrei solo segnalarle un'inesattezza relativa ai TdG. La Torre di Guardia del 1/11/1998, p. 28 afferma che:

«Spesso il Magistrato concede al genitore che non ha ottenuto l’affidamento del figlio la facoltà di andargli a far visita. (…) E se il genitore non credente cerca di annullare gli effetti dell’educazione impartita nel timore di Dio?

Il segreto sta nel prepararsi prima delle visite! Una madre cristiana, il cui ex marito era diventato apostata, riferisce: “Prima della visita, consideravo con i bambini cosa ne avrebbe pensato Geova del loro comportamento. Li ponevo di fronte alle situazioni che avrebbero incontrato. Dicevo loro: ‘Se vostro padre dirà così e così, come risponderete?’.

Un’altra cristiana da cui il marito divorziò perché era diventata Testimone aggiunge: “Prima che [i miei due figli adolescenti] si rechino dal padre durante il fine settimana, preghiamo Geova chiedendogli di star loro vicino e di aiutarli a dare testimonianza al padre, soprattutto mediante una condotta eccellente”.»

Da nessuna parte esiste nei TdG una disposizione che impedisca al genitore ex credente o apostata di vedere i propri figli. Anzi tendenzialmente avviene proprio il contrario come la giurisprudenza europea e mondiale possono facilmente dimostrare. Il coniuge non credente o apostata è ovviamente tutelato dalla legge. È ormai storicamente verificabile che il comportamento da lei segnalato è invece tipico degli antisette (esistono numerosi casi al riguardo), ma non tipico dei TdG.
In sostanza l'addebito che rivolge loro è privo di fondamento dal punto di vista della prassi religiosa.

È invece vero che la disassociazione è praticata dai TdG, come ammettono tranquillamente nel loro sito ufficiale - http://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1102008083

Raffaella Di Marzio ha detto...

Se ho capito bene lei si sta riferendo a questo esempio che faccio nella mia relazione:

"For example, if an ex member had been married and had a wife and small child in the group. A court that understood how the JW practice of shunning can harm relationships might be more willing to consider granting the father custody over the mother because the former will not try to block his child’s relationship with his mother, grandparents, and other family in the group, whereas the mother would try to prevent him from seeing his child because of their policy".

Lei dice che non c'è scritto da nessuna parte che i TdG impediscano al genitore apostata o non credente di vedere il proprio figlio perchè questo sarebbe contro la legge.

E' vero che sarebbe contro la legge. Tuttavia, nei casi di separazione o divorzio,, in generale e non solo per i TdG, ovviamente, ci sono molti modi sottili per impedire al coniuge di vedere i propri figli, e questo purtroppo accade continuamente.

Lei non può escludere che questi abusi si siano verificati anche tra i TdG e questo, nel caso specifico, potrebbe avvenire con maggiore frequenza proprio perchè la madre TdG affidataria "teme" fortemente che il padre apostata possa "nuocere" ai figli con la sua non-credenza.

Quello che voglio dire è che la ferma convinzione di salvaguardare i bambini dalla morte eterna può e di fatto ha indotto alcune madri o padri TdG a impedire (di fatto) la visita dell'altro genitore.

Anche se lei ha ragione nel dire che non ci sono disposizioni ufficiali in merito (che sarebbero contro la legge) io direi che la Società Torre di Guardia e, in particolare, gli anziani delle singole congregazioni, che conoscono uno per uno i Testimoni e la situazione delle loro famiglie, dovrebbero affrontare di petto queste situazioni e consigliare per il meglio i coniugi che frequentano le adunanze preoccupandosi, oltre che del destino eterno dei bambini (cosa più che encomiabile), anche delle loro necessità umane e del loro equilibrio emotivo e psichico che dipende anche dal modo in cui i loro genitori affrontano la separazione e il divorzio.

Se io fossi una madre TdG, e se potessi fare diversamente da come le vostre pubblicazioni consigliano di fare, invece di preparare i miei figli all'incontro col padre nel modo descritto nelle vostre pubblicazioni, li lascerei serenamente andare e, al loro ritorno, dedicherei del tempo per parlare della giornata trascorsa e per affrontare eventuali dubbi, domande e perplessità "instillate" dal padre sulla religione geovista.

Francamente le dirò che farlo in via preventiva mi sembra una modalità "ansiogena" di procedere e credo che un bambino, percependo chiaramente i timori della madre, potrebbe recarsi dal padre alquanto prevenuto se non spaventato ...

Magari mi sbaglio,è solo una mia opinione.

In quanto poi al fatto che gli "antisette" cerchino di impedire ai coniugi TdG di vedere i figli, lei ha ragione, succede anche questo, in quel caso perchè il genitore TdG fa parte di una "setta" ... è sempre, purtroppo, la stessa storia che si complica ulteriormente quando ci sono dei minori di mezzo.

Credo che, in generale, i coniugi in contrasto tra loro siano più focalizzati sul "vincere" la battaglia di avere i figli che sul benessere di questi ultimi e questo me lo dicono anche avvocati e amici psicologi che affrontano i problemi dei bambini contesi tutti i giorni.

Grazie per la sua precisazione

Anonimo ha detto...

«Lei non può escludere che questi abusi si siano verificati anche tra i TdG e questo, nel caso specifico, potrebbe avvenire con maggiore frequenza proprio perchè la madre TdG affidataria "teme" fortemente che il padre apostata possa "nuocere" ai figli con la sua non-credenza.»

È possibile, ma quante volte nel mondo è successo? E quante volte è invece successo il contrario dove invece la parte in causa stigmatizzata è invece il credente?

Senza dati precisi si possono solo fare ipotesi, ma se non mi permetto di criticarla sulle ipotesi ribadisco che "the JW practice of shunning" non c'entra niente con il caso in questione. Il problema da lei appena teorizzato (o descritto) si verificherebbe anche nel caso in cui il genitore non credente NON fosse un ex TdG, le voglio ricordare che lo shunning vale solo per gli ex. Shunning o non shunning la torre di guardia consiglia al genitore credente di preparare il proprio figlo quando dovrà relazionarsi con "cattivi insegnamenti", o almeno ritenuti tali all'interno di questa micro cultura, "cattivi insegnamenti" eventualmente provenienti da genitori apostati ma non in via esclusiva. Questo tipo di approccio preventivo è universalmente consigliato, dalla scuola alle occasioni di svago, dai consigli tipo "cosa farai quando ti offriranno marijuana"? a "e se la tua compagna di classe ti chiede di fare sesso?" fino a "come giustificherai il fatto che non festeggi il natale?".

Decine di migliaia di giovani TdG affrontano situazioni del genere nelle scuole senza che i genitori... impediscano loro di andare a scuola.


Eppure, se si volesse fare un ipotesi di lavoro, qualcuno potrebbe sostenere che i genitori di bambini TdG NON li mandino a scuola «con maggiore frequenza» di altri giustificando tale assunto con la teoria per cui siccome "temono" fortemente che gli insegnanti o i compagni di classe possano "nuocere" ai figli con i lavoretti di natale, il vizio del fumo, le tentazioni della carne, la teoria dell'evoluzione etc.etc. allora evitano di mandarli a scuola.

Ma nei TdG questo problema non esiste, e sono sicuro che potrà verificare di persona questo fatto tramite le sue fonti di studio.


Quindi sicuramente tutto è perfettibile, se qualche anziano di congregazione o qualche genitore sbaglia è bene che corregga il proprio comportamento, ma il salto logico "disassociazione" -> "non ti faccio vedere mio figlio" non sussiste a mio parere.

Invece la deduzione "insegni cose che non condivido" -> "non ti faccio vedere mio figlio" è più credibile, o quanto meno mi sembra più concreta.

È una guerra educativa sicuramente fatta sulla pelle dei figli, in questo condivido la sua posizione, figli che possono essere tutelati evitando di cadere nel dogmatismo e cercando zone di compromesso.

Ecco perché è necessario identificare la vera fonte degli attriti, cioè nello specifico il modello educativo e non la disassociazione in sé per sé. Lei mi insegna che fare mediazione senza una buona interpretazione del contesto difficilmente porta a risultati.

Apprezzo la sua disponibilità all'ascolto e alla critica. Un cordiale saluto.

Raffaella Di Marzio ha detto...

Lei dice:

"Shunning o non shunning la torre di guardia consiglia al genitore credente di preparare il proprio figlo quando dovrà relazionarsi con "cattivi insegnamenti", o almeno ritenuti tali all'interno di questa micro cultura, "cattivi insegnamenti" eventualmente provenienti da genitori apostati ma non in via esclusiva. Questo tipo di approccio preventivo è universalmente consigliato, dalla scuola alle occasioni di svago, dai consigli tipo "cosa farai quando ti offriranno marijuana"? a "e se la tua compagna di classe ti chiede di fare sesso?" fino a "come giustificherai il fatto che non festeggi il natale?".
Decine di migliaia di giovani TdG affrontano situazioni del genere nelle scuole senza che i genitori... impediscano loro di andare a scuola
.

Capisco quello che vuole dire, tuttavia non si può mettere sullo stesso piano, dal punto di vista relazionale, dell'impatto emozionale e psicologico su un bambino, un compagno di classe o un'amichetto con il padre o la madre o un fratello.

E' comprensibile che ai ragazzi vengano inculcate dai genitori credenti le basi etiche che essi ritengono adeguate per ottenere la salvezza che è la cosa più importante per una persona di fede TdG. I ragazzi devono sapere ciò che è bene e ciò che è male secondo l'interpretazione che i Tdg danno della Sacra Scrittura.

Questo è un discorso condivisibile e comprensibile che spesso, tuttavia, si accompagna anche al divieto/consiglio pressante di evitare di frequentare compagnie non geoviste.

E' chiaro che a scuola non è possibile dare questa indicazione perchè i ragazzi TdG devono stare in classe con gli altri e quindi li si prepara a gestire queste situazioni che potrebbero essere "pericolose" per loro.

Ora, il problema qui non è la compagna di scuola, ma il padre o la madre.

Il problema è che i bambini non sono in grado di decidere quali sono i buoni e quali sono i cattivi insegnamenti, almeno fino a una certa età. La madre TdG li prepara a difendersi dai cattivi insegnamenti del padre apostata o non credente (che se non si converte non si salverà) e il padre cattolico o ateo, ecc. quando vede i figli si affretta a convincerli che la loro madre vive dentro una setta pericolosa e cerca di convincerli che quello che la madre insegna loro è tutto falso se non pericoloso.

Lei non vede qualcosa di aberrante in tutto questo? Aldilà delle vostre credenze e delle credenze dei cattolici, e senza dare giudizi di valore, secondo lei quei bambini si sentono amati per quello che sono o si sentono in mezzo a un campo di battaglia nel quale si "combatte" a causa di questioni che loro non comprendono fino in fondo?

Questo è un esempio limite ovviamente. E' un esempio estremo che va inteso come tale e lei ha ragione quando dice che ogni caso va valutato a sè stante. Sicuramente ci sono delle coppie che riescono a gestire con equilibrio queste vicende e altre invece che si fanno la guerra.

Tuttavia in caso di bambini contesi io ritengo che fino alla maggior età entrambi i genitori, pur condividendo la loro fede e gli insegnamenti etici correlati con i propri figli, pur comunicando loro la loro diversa visione del mondo rispetto al coniuge, dovrebbero astenersi dall'anticipare le loro scelte religiose.

Se i ragazzi fossero lasciati liberi di conoscere e di comunicare con entrambi i mondi, forse, una volta raggiunta la maggiore età potrebbero operare una scelta libera, religiosa o non religiosa, una scelta che spetterebbe unicamente al giovane, che avrebbe anche imparato (forse) a non demonizzare nessuno, nè la madre TdG nè il padre (cattolico o ateo).

Ma anche questa è, ovviamente, una opinione personale e null'altro.

Anonimo ha detto...

«si accompagna anche al divieto/consiglio pressante di evitare di frequentare compagnie non geoviste.»


Mi permetto di darle due suggerimenti:

1) faccia delle verifiche.

Nel periodo estivo ci sono stadi pieni di TdG e di giovani figli di TdG, li intervisti o li faccia intervistare. Oppure faccia la stessa cosa nelle scuole.
NON esiste alcun divieto / consiglio pressante. Nella mia infanzia ho avuto amici cattolici con i quali facevo i compiti, giocavo a pallone.... e che mi facevano anche vedere i giornaletti porno!

2) Quando usa l'espressione "geovisti" per riferirsi ai TdG sta inconsapevolmente mutuando il medesimo linguaggio che veniva adottato dai fascisti e dai comunisti durante le persecuzioni. I TdG non si sono mai autodefiniti "geovisti", a definirli tali sono sempre stati i persecutori, e che l'intento sia denigratorio o meno, peggiorativo o meno, sarà comunque interpretato come tale perché il mondo di cui sta parlando è così che intenderà quell'espressione.

Raffaella Di Marzio ha detto...

Grazie per entrambi i suggerimenti.

Per quanto riguarda il primo lo accetto e le credo, ma la prego di considerare che sono un'insegnante e che ho in classe molti alunni. Le verifiche che mi consiglia le ho fatte.

I miei alunni, e io posso verificare che quello che dicono è vero, riferiscono molto spesso che ai loro compagni TdG è vietato dai genitori di partecipare ad attività extrascolastiche tipo quelle che lei cita e anche altre.

Questo avviene quando entrambi i genitori sono TdG. Quando solo uno è TdG allora è diverso e i ragazzi appaiono più liberi di socializzare anche fuori della scuola.

Questo per me è un dato di esperienza che conta ormai più di 30 anni di insegnamento.

Per quanto riguarda il secondo suggerimento ammetto di aver mancato, non volendo, di sensibilità nei vostri confronti e mi ricorderò di non usare quel termine, visto l'impatto che ha su di voi.

Purtroppo non ho molte opportunità di comunicare con un TdG e di conoscere le vostre sensibilità. Anzi, le farò una confidenza, che a questo punto diventa un fatto pubblico:per il mio dottorato ho cercato di interpellare un vostro rappresentante come ho fatto per altre organizzazioni religiose minoritarie.

Una volta trovato il contatto, senza neanche approfondire di cosa si trattasse nella mia ricerca, questa persona ha ritenuto di dirmi che i TdG non erano interessati a partecipare.

Peccato. Grazie invece a lei, per questa "conversazione" che è stata molto utile per me.

Anonimo ha detto...

Gentile Dottoressa.
Ho letto l'articolo di C. Maffia di Agenzia Radicale sul convegno di Trieste. Mi ha colpito l'affermazione sui "grandi assenti", i rappresentanti di quel forum antisette che fa da informatore della polizia/Squadra antisette diretta dalla Dottoressa Bocchino. E della SAS stessa.

Vorrei chiederle conferma di questa assenza e come lei personalmente la valuta.

Ho visto la Bocchino in diverse trasmissioni smaccatamente antisette e non riesco a capacitarmi della sua assenza e di quella dei suoi informatori preferenziali Bonaiuto, Alessandrini, ecc.

Ho cercato nel programma dei partecipanti al convegno di Ts ma non ho trovato nessun nome di quelli sentiti dalla commissione che valuta la nuova legge sulla manipolazione mentale.

Credo che sia stata una grande occasione mancata che ci dice molto sull'approccio istituzionale al fenomeno e sulla credibilità che le istituzioni concedono e certi privati che poi si dimostrano assenti ai grandi appuntamenti internazionali dei veri studiosi.
Detta la mia opinione, vorrei conoscere la sua e quella dell'ICSA che rappresenta in Italia.

Raffaella Di Marzio ha detto...

E' vero che al Congresso non hanno partecipato esponenti del Forum delle Associazioni membri della FECRIS in Italia.

Nessuna delle persone audite in Commissione Giustizia per caldeggiare il DDL 569 è intervenuto al Congresso di Trieste. Ovviamente non posso sapere se tra i relatori italiani iscritti c'era qualche altro associato alle organizzazioni in questione, ma credo proprio di no.

Sono certa che la Dott.ssa Bocchino è stata invitata. Non saprei dire se era presente qualche funzionario della SAS, a me non risulta nessuno che sia venuto in questa veste.

Come valuto queste assenze? Una occasione persa che difficilmente si ripresenterà nel nostro Paese. Il prossimo anno il Congresso sarà a Washington: difficile intervenire.

Il congresso era aperto a tutti. Chiunque poteva inviare un abstract che, dopo l'approvazione del Comitato scientifico, sarebbe stato inserito nel programma e avrebbe dato l'opportunità a queste persone di esprimere le loro opinioni e di scambiare informazioni e idee con studiosi provenienti da tutto il mondo. Avrebbero anche potuto prendere contatto con molti ex membri di molti gruppi religiosi, e scambiare qualche parola anche con affiliati a gruppi religiosi, quelli che loro monitorano ...

La mia valutazione su questa assenza è evidente: è stato un errore e sarebbe stato meglio se fossero venuti.

In quanto alla valutazione dell'ICSA non posso esprimerla perchè dovrei interpellare il Comitato Direttivo.

Posso ipotizzare, visto lo spirito di pluralismo che si respira nell'ICSA, che anche a loro avrebbe fatto piacere ascoltare la voce della FECRIS italiana.

In fondo, come dice Maffia, c'era spazio per tutti...

Anonimo ha detto...

«I miei alunni, e io posso verificare che quello che dicono è vero, riferiscono molto spesso che ai loro compagni TdG è vietato dai genitori di partecipare ad attività extrascolastiche tipo quelle che lei cita e anche altre.»

La invito a farlo se possibile, cioè verificare caso per caso, perché io sono assolutamente certo di quello che dico. Conosco bambini che fanno corsi di musica, giocano in squadre di calcio, una ragazzina che ha fatto il provino per x factor, altri che suonano in gruppi musicali... insomma... fate uno studio serio per cortesia. Non si possono sentire certe cose.

«Questo per me è un dato di esperienza che conta ormai più di 30 anni di insegnamento.»

Io ho entrambi i genitori TdG e fino alla terza media ho sempre giocato e socializzato con non TdG, che venivano a casa mia e io andavo da loro e frequentavo molti ragazzi e ragazze del paese in cui vivo con i quali appunto mi divertivo. Alle superiori ho invece molto limitato i rapporti in quanto le differenze erano diventate troppe e troppo marcate, droga, alcool, fumo e avventure sessuali erano troppo frequenti e "normali", impossibile fare gruppo e allo stesso tempo riuscire a resistere alla pressione per omologarsi a tutti gli altri, ed essendo ciò lontano dalla mia etica personale decisi di socializzare poco in ambito scolastico dedicando il resto a giovani che condividevano il mio credo. In base alla mia esperienza posso dire che l'adolescenza è stato il periodo in cui ho perso più amici, da una parte i "cattolici" sfidavano il mio senso morale dimostrandosi sostanzialmente anticattolici, dall'altra molti giovani TdG con cui ero cresciuto cominciavano a ribellarsi e smettevano di frequentare. Da questo punto di vista condivido in pieno le conclusioni del pew forum on religion & public life secondo cui solo il 37% di chi cresce in una famiglia TdG rimane tale, il dato più alto di abbandono tra le religioni censite. (http://religions.pewforum.org/reports).

Chiudo e ringrazio per la cortesia e l'attenzione.

Raffaella Di Marzio ha detto...

La ringrazio per il link al sito del Pew Forum che non avevo.

Non metto assolutamente in dubbio la sua esperienza. Può anche darsi che i casi siano diversi non solo per la diversità di metodi educativi ma anche per la diversità di contesti sociali. La mia esperienza si riferisce a una zona di periferia di una grande città come Roma.

Un piccolo centro o un paese rappresentano un contesto molto diverso da quello di una grande città e forse questo può incidere sull'atteggiamento più o meno restrittivo dei genitori.

Interessante anche la sua esperienza giovanile e il dato in percentuale degli abbandoni da parte dei TdG.

Grazie a lei per il suo contributo.

Franco Da Prato ha detto...

E' innegabile che sulla tematica della libertà di culto e di pensiero vi siano argomenti meritevoli di approfondimento. Tuttavia il mio pensiero sul congresso e sulla vostra organizzazione è che proponga un metodo molto collaudato, ovvero la celebrazione di se stessi. Un palcoscenico in cui attori professionisti come sociologi, psicologi e quant'altro, recitano ruoli mai vissuti e ne determinino con le loro teorie e studi la veridicità di una realtà altrimenti fittizia. Dico ciò per esperienza vissuta, trovo quantomai curiosa ma anche sospetta l'idea di voler ulteriormente fare distinzioni su un panorama culturale ideologico tendente all'ignoranza ed alla superstizione. salvo poi constatare a posteriori che il fattore economico magistralmente occultato è il motore che muove i sentimenti delle persone su schieramenti anche opposti. Penso che discutere di spirito del congresso sia ovviamente una celebrazione funebre di una ideologia se vogliamo speculare sui termini in questo blog.
Comunque la libertà è tale quando rispetta quella altrui e non quando legifera leggi e norme proprie estorte con giuramenti per legittimare ogni azione contraria proprio al fondamento del concetto di libertà di pensiero e di culto.
Spero che in questo blog non sia prevista come in altri la censura di regime.
Distinti saluti
Franco Da Prato
Persona fuoriuscita dalla comunità damanhur

Franco Da Prato ha detto...

E' innegabile che sulla tematica della libertà di culto e di pensiero vi siano argomenti meritevoli di approfondimento. Tuttavia il mio pensiero sul congresso e sulla vostra organizzazione è che proponga un metodo molto collaudato, ovvero la celebrazione di se stessi. Un palcoscenico in cui attori professionisti come sociologi, psicologi e quant'altro, recitano ruoli mai vissuti e ne determinino con le loro teorie e studi la veridicità di una realtà altrimenti fittizia. Dico ciò per esperienza vissuta, trovo quantomai curiosa ma anche sospetta l'idea di voler ulteriormente fare distinzioni su un panorama culturale ideologico tendente all'ignoranza ed alla superstizione, salvo poi constatare a posteriori che il fattore economico magistralmente occultato è il motore che muove i sentimenti delle persone su schieramenti anche opposti, chiamo in causa ovviamente gli studi e le pubblicazioni spesso a bella vista sulle bancarelle dei mercatini delle comunità. In fondo perché non contribuire alla vendita dei libri di coloro che paladini di pensiero difendono gli interessi delle stesse. I numeri sono importanti e fanno gola anche ai politici, spesso testimonial di queste aberrazioni ideologiche. Penso che discutere di spirito del congresso sia ovviamente una celebrazione funebre di una ideologia, se vogliamo speculare sui termini in questo blog.
Comunque la libertà è tale quando rispetta quella altrui e non quando legifera leggi e norme proprie estorte con giuramenti per legittimare ogni azione contraria proprio al fondamento del concetto di libertà di pensiero e di culto.
Distinti saluti
Franco Da Prato
Persona fuoriuscita dalla comunità damanhur

Raffaella Di Marzio ha detto...

La sua riflessione mi trova d'accordo solo in parte.

Lei non può sapere quali siano le intenzioni delle persone che hanno partecipato, come relatori o come spettatori, al Congresso.

Certamente ci saranno stati, tra i 140 relatori, quelli interessati a fare della partecipazione al Congresso un'occasione di promozione della loro professione e un modo per incrementare il loro portafoglio.

Non credo ci sia nulla di sbagliato in questo purchè ciascuno segua il codice deontologico della propria professione.

Tuttavia molte persone presenti al Congresso non avevano altre finalità che quella di informarsi o di mettere a disposizione degli altri la propria esperienza di vita, o magari di cercare aiuto perchè vittime di qualche organizzazione.

Non mi sembra di aver visto il suo nome nell'elenco dei partecipanti. Se fosse stato presente avrebbe potuto esprimere un parere forse diverso o più articolato.

Quello che non condivido è la sua convinzione relativa alle intenzioni delle persone. Le persone sono una diversa dall'altra e non credo che ci sia qualcuno che può conoscere le intenzioni degli altri, a meno che non sia Dio.