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SPIRITUALITA' RELIGIONI E SETTARISMI

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domenica 30 ottobre 2011

Sette-antisette: Fonti bibliografiche sul fenomeno

Dei possibili pericoli connessi con l'azione di persone, gruppi e agenzie di informazione che mirano a fare la guerra alle "sette" si è parlato molto poco in Italia fino a vicende che negli ultimi anni hanno sollevato la questione.


Prima del 2010, anno di pubblicazione del mio libro Nuove Religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, in Italia  il CESNUR, nella persona del suo direttore Massimo Introvigne, il Prof. Mario Aletti, il Dott. Ermanno Pavesi (cfr. La psichiatria e i movimenti anti-sette) avevano segnalato il problema, anche riferendosi a studi effettuati all'estero dove il movimento antisette era già molto attivo fin dagli anni settanta. In quegli anni, tuttavia, in Italia il fenomeno era trascurabile e io stessa ritenevo che la criticità verso i gruppi antisette fosse un' esagerazione.


Ricordo, in particolare, la relazione presentata da Introvigne nel 2001 al Congresso Internazionale organizzato dall'Università di Heidelberg, nella quale già si descriveva il  discutibile modus operandi tipico di certi ambienti antisette italiani:
 

Tuttavia è stato solo l'escalation della violenza mediatica antisettaria, esplosa nel 2008, che ha accellerato la presa di coscienza collettiva della gravità del fenomeno. In seguito alla vicenda che mi ha visto calunniata e attaccata violentemente da ambienti antisette italiani, Introvigne indicò ulteriori elementi critici di riflessione sulla situazione italiana al Congresso internazionale svoltosi alla London School of economics nell' Aprile 2008: 




Al suo intervento si aggiunse quello del Prof. Mario Aletti che pubblicò, qualche mese dopo,  l'articolo:




Tra il 2008 e il 2010 ebbi modo, contemporaneamente, di studiare a fondo il fenomeno e subirne gli effetti, per cui cominciai a comprendere meglio qualcosa che mi accadeva già da diverso tempo, da qualche anno prima. 


Quello che succedeva era che cominciavano a chiedermi aiuto anche persone che appartenevano a gruppi definiti "sette", le quali lamentavano il fatto di essere diventate vittime dei gruppi antisette.

Scrivere il mio libro, Nuove Religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, grazie alla curatela di Luca Poma, e con il sostegno di Mario Aletti e Massimo Introvigne, ha significato  ripercorrere e riflettere sulla mia esperienza.

Nel testo, per la prima volta in modo sistematico, non mi limitavo più a parlare dei pericoli delle "sette" ma anche di quelli che possono essere i problemi generati dai "movimenti antisette" e delle dinamiche settarie che si verificano al loro interno, facendo riferimento esclusivamente al contesto italiano.

Lo studio del fenomeno è stato oggetto di una mia relazione presentata al Congresso Internazionale della SIPR tenutosi a Verona nel 2010: 



Siamo ormai alla fine del 2011:
il lungo lavoro di diffusione di corretta informazione fatto da poche persone, ma determinate e preparate, ha fatto sì che alcune vittime della violenza mediatica e degli attacchi indiscriminati hanno trovato il coraggio di parlare. In questo modo si può cominciare a comprendere che se le "sette" possono essere un problema, esiste anche il rovescio della medaglia.



Altri riferimenti bibliografici: 

- Le « sectisme», une nouvelle forme de racisme? par Lorraine Derocher

- Tra brainwashing e libera scelta. Per una lettura psicologica dell’affiliazione ai Nuovi Movimenti Religiosi, di Mario Aletti e Claudia Alberico

- Shupe, A.D., Jr., Bromley D.G., e Oliver D.L. (1984). The anticult movement  in America. New York: Garland Press

- Shupe, A.D., Jr., e Bromley, D. (1985). Social response to cult. in P. Hammond (Ed.), The sacred in a secular age (pp. 58-69). Berkeley: University of California Press.

- Barker E.(1986). Religious movement: cult and anticult since Jonestown. Annual Review of Sociology, 12, 329-346.

- Kilbourne B.K. e  e Richardson J.T. (1986). Cult-phobia.Thought, 61, 258-266.  

- Hood, R.W., Spilka, B., Hunsberger, B., & Gorsuch, R. (1996). Psychology of religion. An empirical approach (2 ed.). New York: Guilford Press. Trad..it.  Psicologia della religione. Prospettive psicosociali ed empiriche. Torino: Centro Scientifico Editore, 2001. Nel capitolo 9: La psicologia sociale delle organizzazioni religiose. un paragrafo è intitolato "Il movimento anticulti" (pp. 392-403).


Tornando al tema di questo post: in realtà la definizione di setta-antisetta è sempre esistita in ambito socio-psicologico, poichè sono diversi gli studi che hanno verificato l'esistenza di dinamiche settarie anche nei gruppi che si occupano di combattere le cosiddette "sette", ma, in Italia, fino a qualche anno fa non se ne era mai parlato.

Piuttosto si era consolidata la definizione di "setta" in senso criminologico e così è ancora. I media hanno amplificato questo fenomeno applicando di volta in volta a questo o quel gruppo "deviante" la definizione di "setta", sempre su indicazione dei gruppi antisetta che ne denunciavano gli abusi, stabilizzando e rafforzando, così, una campagna informativa che ha contribuito a procurare allarme sociale  e a creare dei veri e propri "mostri": singole persone e interi gruppi.


Ricordo bene la prima volta che io stessa fui posta di fronte a questo problema, cioè al problema del modus operandi dei gruppi antisette. Fu quando mi trovai di fronte a una richiesta di informazioni sulla letteratura scientifica sui gruppi antisette. Era la fine del 2007 e l'inizio del 2008. 

Una persona, di cui non ricordo il nome, mi scrisse per chiedermi una bibliografia sui gruppi antisette. La sua richiesta era motivata da quanto stava avvenendo nei forum di associazioni antisette, dall'esplosione, cioè, di una campagna violenta di aggressione  contro un gruppo denominato "Arkeon", di cui non avevo mai sentito parlare.


Subito dopo fui contattata da un maestro di Arkeon, Pietro Bono, e così ebbi modo di occuparmene ... mio malgrado. 

A causa del mio coinvolgimento ho avuto modo di sperimentare in prima persona gli effetti delle delle guerre contro le "sette". Solo dopo aver sperimentato tutto questo ho compreso appieno la richiesta di quella persona, richiesta giusta  e, a suo modo, "profetica" .

Non si tratta di un fenomeno  da sottovalutare perchè l'ingresso, nel dire comune, di una espressione linguistica "nuova" ha un suo specifico significato: voglio dire che le parole hanno un peso e "significano" cioè, danno realmente corpo, alle idee e, quindi, alla realtà.

Per esprimere meglio ciò che intendo dire vorrei citare il famoso romanzo di George Orwell, "1984". Nel romanzo si parlava della Neolingua, la lingua ufficiale in Oceania, inventata per venire incontro alle esigenze ideologiche del Socing, del Socialismo inglese, il regime al potere sotto la cui dittatura vive il protagonista del romanzo, Winston. 

La neolingua doveva sostituire gradatamente, cioè nel corso degli anni, l’Archeolingua, quella usata prima del regime (che sarebbe l’inglese). Tale sostituzione nell’anno 2050 doveva essere definitiva e nessuno avrebbe mai più dovuto esprimersi in Archeolingua. Per questo motivo il regime aveva istituito un Ministero apposito (il Ministero della Verità) per cambiare la lingua e un team di esperti linguisti impiegati a tempo pieno per redigere il nuovo Dizionario della neolingua.



Un passo significativo del romanzo recita:

Fine della Neolingua non era soltanto quello di fornire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai seguaci del Socing, ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Era sottinteso come, una volta che la Neolingua fosse stata definitivamente adottata, e l’Archeolingua, per contro, dimenticata, un pensiero eretico (e cioè un pensiero in contrasto con i principi del Socing) sarebbe stato letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso... Ciò era stato ottenuto in parte mediante l’invenzione di nuove parole, ma soprattutto mediante la soppressione di parole indesiderabili e l’eliminazione di quei significati eterodossi che potevano essere restati e, per quanto possibile, dei significati in qualunque modo secondari ... La Neolingua era intesa non ad estendere, ma a diminuire le possibilità di pensiero; si veniva incontro a questo fine appunto, indirettamente, col ridurre al minimo la scelta delle parole.



La metafora della "Neolingua" può aiutare a comprendere come il cambiamento delle parole o la nascita di nuove espressioni linguistiche, non sia un semplice "caso"  e che quando questo si verifica le conseguenze non sono solo "teoriche" ma incidono sulla realtà.

Nel  caso in questione, fino a poco tempo fa sembrava che lo spettro della parola "setta" fosse ormai onnipresente e agisse indisturbato nella sua azione. Credo che non sia più questo lo scenario a cui stiamo assistendo e che, accanto agli estremismi di entrambe le parti (quelli che dicono che non esistono realtà settarie e quelli che dicono che il mondo è pieno di sette criminali), si stia delineando un modo di fare informazione più moderato e rispondente alla realtà dei fatti. 


Finalmente la fiducia nella capacità di comprensione e osservazione critica degli esseri umani sembra essere ben riposta.


Lascio la conclusione di questa mia riflessione a due articoli della Costituzione:

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Articolo 2 
 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. 
Articolo n.3
   Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese 




7 commenti:

Franco Da Prato ha detto...

Le teorie e gli studi sono affascinanti, tuttavia è solo l'esperienza diretta ed ovviamente personale che determina una verità. Personalmente rispetto il suo punto vista come opinione, tuttavia questa modalità di "parlarsi addosso" la trovo eccessiva se si considera che le "prove" non sono sufficienti. Penso che il meccanismo umano di ambire al protagonismo sfoci in una guerra di caste e che si dimentichi l'obbiettivo originale.
Franco Da Prato

Raffaella Di Marzio ha detto...

Caro Franco, la mia opinione è condivisa da decine di studiosi. Ci "parliamo addosso" tutti quanti?

Non capisco a chi si riferisce quando parla di "protagonismo" e quando parla di "caste".

Forse non ha letto con attenzione il mio post, ma qui di casta ce n'è una sola: quella dei Forum antisette, che si impegna in un'opera incessante per attaccare chi la pensa diversamente da loro, facendosi scudo con alcuni politici e una squadra di polizia.

Io non ho alle mie spalle nessuna casta che mi protegge, altrimenti non avrei subito una persecuzione giudiziaria inaudita per un paese civile che non si trovi sotto una dittatura militare.

Perciò le consiglierei di rileggere con più calma quello che ho scritto perchè la questione è molto più complessa di quello che a lei sembra.

Anonimo ha detto...

Per Franco:

Lei Franco parla giustamente di "una verità", che è la sua e non è obbligatoriamente condivisa. Se è solo l'esperienza diretta e personale che determina una verità, allora ognuno ha la sua verità, anche chi è stato vittima di una "setta antisette". E' giusto portare la propria esperienza come fanno le vittime di tutte le altre sette. Trovo fastidioso partire dal presupposto che le vittime stiano da "una parte sola" e non si ragioni invece sui metodi intrapresi all'interno di certi gruppi. Anche i gruppi antisette hanno dei metodi delle ideologie e anche loro fanno delle vittime. Ringrazio la Dr.sa Di Marzio che ha dato la voce anche alle vittime della setta antisette.

Raffaella Di Marzio ha detto...

Non solo: aggiungo che anche persone danneggiate in diversi modi dalla guerra alle sette hanno timore di dire il loro nome quando chiamano per chiedere aiuto e qualcuno non ha voluto dire come si chiama perchè teme ritorsioni "giudiziarie" o "poliziesche".

Ci sono gruppi che in passato sono stati oggetto di persecuzioni giudiziarie e mediatiche che mi hanno chiesto di non riferire del loro caso, ormai chiuso felicemente, nella sezione del mio nuovo sito in cui sto archiviando appunto episodi di persecuzione di gruppi religiosi e spirituali conclusisi felicemente dopo molte sofferenze e danni (http://www.dimarzio.it/sdpm).

Perchè questi gruppi non vogliono che io parli di loro e delle ingiustizie che hanno subito?

Perchè temono che, solo per il fatto che qualcuno li nomini in un contesto di "memoria" positiva, cioè per fare del loro caso un insegnamento per il futuro, temono che i media, i gruppi antisette, la magistratuta e la polizia ricomincino a "tenerli d'occhio".

Preferiscono continuare in pace la loro vita dopo lo scampato pericolo.

Ecco il punto a cui siamo arrivati in Italia. Questa è la situazione.

Ciò che è stato fatto a me (mi riferisco alla persecuzione giudiziaria e all'oscuramente pretestuoso del mio sito) ha funzionato, ed è stato utile per intimidire ulteriormente le vittime dei gruppi antisette.

E' una modalità vergognosa di ragionare secondo l'idea che il fine giustifica i mezzi.

Anonimo ha detto...

Io l'ammiro molto invece Cara dottoressa,perchè con taglio scientifico e senza pregiudiziali di sorta il suo studio ha smontato pezzo pezzo tutte quelle congetture sulle manipolazioni mentali di cui i gruppi antisette si riempiono la bocca e dove loro per metodo agiscono come o peggio di coloro che dicono di combattere.

Io sono un Testimone di Geova,non faccio parte di un gruppo troppo vasto ma nemmeno troppo piccolo e nel mondo siamo 8 milioni e spesso ,anche se in maniera piuttosto goffa ,osservo appunto come alcuni gruppi antisette si scagliano ferocemente contro di noi.
Le chiedo ma chi ci sta dietro a questi gruppi se poi ,vedi convegni del Gris sono questi tutti tenuti in parrocchia ????
Augurandole buon lavoro riceva cari saluti.

Raffaella Di Marzio ha detto...

Le iniziative di questi gruppi non sono tutte tenute in parrocchia. Se lei fa una ricerca in google vedrà che lo spazio dato a questi convegni va oltre le parrocchie. Riguardo a chi o cosa ci sia dietro la invito a leggere gli articoli di Agenzia Radicale che ho linkato a questo indirizzo:

http://www.dimarzio.it/sdpm/modules/mydownloads/viewcat.php?cid=24

Comunque mettendo la parola Forum antisette nel motore di ricerca troverà altre informazioni utili.

RDM

Franco Da Prato ha detto...

Gentilissima Dott.sa Raffaella Di Marzio, condividere una idea tra più persone, nel vostro caso, studiosi, come Lei li ha definiti, non fa una verità, ma solo una condivisione di ipotesi. Il mio pensiero è semplice la libertà di pensiero e di culto deve essere assolutamente difesa dai ciarlatani e dai criminali, cosa che nei sui articoli ed in quelli degli studiosi del sito credere è reato? Non viene mai affrontata.
Si gioca sui termini si abusano parole, tutto per sdoganare il concetto di libertà come sinonimo di giustizia, amore, rettitudine. Cosa che invece la cronaca giudiziaria evidenzia diversamente. E cioè che sotto l'egida della libertà conquistata (solo in Italia) con l'abrogazione del reato di plagio si stanno consumando una serie di reati criminali, che rovinano le persone. Questo lo posso affermare senza alcuna ombra di smentita visto che ne sono vittima.
Chissà perché quando si tratta di spiritualità tutti si sentono subito Dei! Forse per ignoranza, dato che in esoterismo esistono Divinità capaci di ogni efferatezza.