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domenica 27 aprile 2008

Cronaca di un incontro con Michael Langone


Alcuni giorni fa ho avuto finalmente (dopo 10 anni di collaborazione solo virtuale grazie a Internet) il piacere di conoscere e parlare a lungo con Michael Langone, Direttore Esecutivo dell’ ICSA (International Cultic Studies Association).

Ho contattato Langone circa 10 anni fa mentre ero impegnata in una ricerca sulla posizione ufficiale dell'APA (American Psychological Association) sul lavaggio del cervello. Langone era stato testimone diretto dei fatti e quindi mi aveva fornito la documentazione necessaria.

Allora L'ICSA aveva un altro nome: AFF (American Family Foundation). Fondata nel 1979, era già la più importante organizzazione professionale che si occupava, negli Stati Uniti, di sette e manipolazione psicologica.
Michael Langone mi ha descritto la situazione del mondo antisette americano facendo il punto della situazione dopo la bancarotta di quella che è stata l’organizzazione antisette più conosciuta e attiva negli Stati Uniti: il CAN (Cult Awareness Network).
Le attività del CAN erano finalizzate a combattere le sette e soprattutto il cosiddetto "lavaggio del cervello" che si riteneva venisse praticato al loro interno. Oltre a utilizzare modalità discutibili per attaccare vari gruppi (come l’uso strumentale della stampa, le lettere di minacce inviate o a singoli membri oppure a strutture che accoglievano i movimenti per lo svolgimento di corsi, seminari, conferenze ecc), il CAN si serviva anche dei deprogrammatori (persone che tentavano di costringere gli adepti a lasciare il gruppo utilizzando metodi discutibili e anche talora violenti, come il rapimento).
L’organizzazione fu colta in flagrante mentre indirizzava una famiglia, che voleva "recuperare" il proprio figlio, ai deprogrammatori. In seguito a questo episodio fu condannata a pagare una multa così pesante da dover dichiarare fallimento; i suoi archivi e il suo stesso nome e marchio furono venduti all’asta, nel 1996, a una coalizione di attivisti dominata, con altri, da membri della Chiesa di Scientology che oggi gestiscono – dopo essere divenuti i legittimi proprietari del marchio – un «Nuovo CAN». Una ricostruzione del caso si può leggere sul Sito del CESNUR.
Ripensando al passato Michael Langone ha riconosciuto i progressi che negli Stati Uniti il mondo antisette ha fatto, tanto che i suoi errori ormai solo un ricordo. I metodi intimidatori utilizzati dal CAN per criminalizzare tutti i gruppi, senza differenziazioni, l’uso strumentale che il CAN faceva della stampa scandalistica usata come arma di aggressione sono oggi motivo di imbarazzo per chi ne è stato testimone e che è ben felice di essersi lasciato tutto questo alle spalle.
Nel nostro colloquio abbiamo insieme condiviso l’idea che la strada giusta, intrapresa dopo molti errori, è quella del dialogo, anche con coloro che la pensano diversamente, come i sociologi della religione che hanno fatto della difesa della libertà religiosa la loro bandiera anche a costo, in certi casi, di eccedere nella difesa dei gruppi minimizzando gli abusi che in alcuni movimenti sono stati veramente commessi.
La strada giusta oggi è quella di portare avanti studi seri e ricerche scientifiche che si servano di tutte le fonti, non solo di quelle contrarie ma anche di quelle favorevoli poiché quello che conta non è più vincere o perdere la battaglia a favore o contro le sette. Quello che conta è difendere la dignità e la libertà delle persone di esprimersi e di credere a ciò che vogliono, anche se la loro fede è comune a pochi o “strana” per la maggioranza.
Già molti anni fa, Langone, in un articolo pubblicato sul primo numero dell' Internet Journal "Cults&Society", ripercorreva gli anni in cui ha cominciato ad interessarsi dello studio dei gruppi settari (gli anni settanta) e si proponeva di dare un contributo affinchè le dispute tra i due schieramenti si moderassero e la polarizzazione delle posizioni si attenuasse. I due "campi" a cui si riferisce l’autore sono quello dei simpatizzanti e quello dei critici: i "simpatizzanti" o sostenitori dei Nuovi Movimenti Religiosi, tra i quali ci sono sociologi, studiosi delle religioni, psicologi, avvocati, hanno pubblicato molto sul tema mentre i "critici" dei culti, tra i quali ci sono sociologi, psicologi, ex membri, associazioni di aiuto, non hanno pubblicato molto in risposta alle critiche che gli studiosi rivolgono al cosiddetto Movimento Antisette (ACM).
Il primo numero della rivista telematica dell’AFF si proponeva, tra le altre cose, anche di colmare questa lacuna. Infatti, tra i vari contributi pubblicati, c'erano anche quelli di studiosi appartenenti al ‘campo’ dei critici che presentavano le loro ricerche sui temi più controversi e oggetto di maggiori polemiche.
In sostanza, secondo Langone, il "cuore" della discussione risiede nella mancanza di dati empirici e definitivi, quei dati che sono frutto di ricerche scientifiche. A causa di questa carenza di dati ciascuno giudica in base alla sua esperienza, alle informazioni che sono in suo possesso, ai risultati delle inchieste degli Stati e ai pochi studi effettuati. La discussione è, oltretutto, "inquinata" dalle posizioni politiche dei diversi protagonisti: troppe persone, in entrambe le coalizioni, agiscono come se sapessero come stanno effettivamente le cose, mentre, in realtà, esse difendono solo le loro opinioni, che, come tali, sono opinabili. Nessuna delle due coalizioni può rivendicare il sostegno determinante della scienza per avvalorare le proprie posizioni (sebbene entrambe le parti abbiano tentato di farlo), e quindi nessuno può facilmente convincere l'altro a modificare la sua opinione.
Non si tratta, dunque, secondo Langone, di far cambiare idea all'avversario, ma di fare in modo che tutte le persone moderate (e sono molte) all'interno dei due schieramenti lavorino insieme. In questo modo le frange estreme di ciascuna coalizione non avranno la possibilità di dominare il dibattito e non nuoceranno alla società influenzando le decisioni politiche prese dalle autorità attraverso false informazioni e opinioni di parte che non tengono presente tutta la realtà e i diritti inviolabili di tutti, sia degli individui che dei Movimenti Religiosi.
Quello che personalmente posso constatare con ottimismo è che oggi non è più una eccezione vedere studiosi di entrambe le fazioni presenti nei medesimi Convegni internazionali. La possibilità di confrontare i punti di vista guardandosi negli occhi è un elemento determinante per la realizzazione di uno scambio reale tra individui, mentre la comunicazione a distanza può contribuire a demonizzare l'avversario poichè è priva di tutte le componenti del linguaggio non verbale che sono determinanti per comprendere l'interezza del messaggio che l'altro vuole trasmettere.
Quest'anno Michael Langone, tanto per fare un esempio, ha partecipato al Convegno del CESNUR che si è tenuto a Londra e so che ha avuto modo di parlare con gli studiosi del "campo" avverso. Se c'è veramente un atteggiamento aperto questo scambio non può che portare ad un reciproco arricchimento e a un superamento dei rispettivi "eccessi".
In Italia siamo purtroppo ben lontani da questi traguardi. Ogni "fronte" rimane rigidamente sulle proprie posizioni. Le rare iniziative culturali e informative sul tema sono gestite o da una parte o dall'altra. La stragrande maggioranza di coloro che si occupano di assistenza e aiuto si colloca al di fuori di qualsiasi ambito accademico e scientifico e organizzazioni scientifiche come il CESNUR, la SIPR e l'AIS (che ha al suo interno una Sezione dedicata alla Sociologia della Religione) non hanno, tra le loro finalità, anche quella di fornire aiuto e assistenza in questo specifico settore.
Nel panorama italiano l'unica possibilità (che mi sembra comunque difficilmente attuabile) rimane quella di rispettare le diverse finalità integrando, però, le rispettive competenze ed esperienze per affrontare lo stesso fenomeno.
Ma, tornando al mio incontro con Langone, egli ha espresso anche la sua opinione sul coinvolgimento dei governi e della legislazione nel problema “sette”. Facendo tesoro della sua esperienza egli ritiene che sia un errore chiedere l'uso di leggi speciali per combattere il fenomeno, sollecitare modifiche ai Codici Penali per istituire reati ad hoc (come il reato di manipolazione mentale) e lasciare così ai tribunali il compito di stabilire se una persona viene manipolata oppure no all'interno di un gruppo.
Poichè il compito delle forze di polizia e dei tribunali è e rimane sempre quello di punire chi commette dei reati (dentro le sette e fuori di esse) non è necessario creare dei reati ad hoc per cercare di arginare il fenomeno dell’affiliazione o punire gli eventuali abusi sugli adepti.
Questo scambio di esperienze è stato molto arricchente per me anche perché credo che in Italia abbiamo ancora molta strada da fare. In questo caso, però, l’esempio dell’ICSA e di persone come Michael Langone può essere utile per non ripetere sempre gli stessi errori. Durante il colloquio mi sono resa conto di condividere in pieno tutte le idee espresse da Langone, (che ha alle spalle molti anni in più di esperienza) e mi sono anche resa conto che 10 anni fa non le avrei condivise del tutto.
Allora, infatti, anch'io ero convinta della necessità di istituire leggi ad hoc per combattere il fenomeno settario: era un modo di risolvere un problema molto complesso con una bacchetta magica rassicurante. Era affidare ad altri la patata bollente nel momento in cui ad una famiglia non restava altro da dire che: ”Mi dispiace, ma se suo figlio è convinto e intende rimanere in quel gruppo più di quello che si è fatto non si può fare”. Questa frase così dolorosa da pronunciare suonava come un fallimento personale per chi era armato di buone intenzioni e intendeva veramente aiutare le persone.
Offrire un’altra possibilità, dire che, forse, istituendo un reato ad hoc si sarebbe potuto risolvere il problema era rassicurante, ed era anche un modo per esorcizzare il senso di colpa per non aver potuto fare di più. Meglio, dunque, dirigere le energie verso un obiettivo tangibile che sembra poter risolvere il problema dall'esterno: la Giustizia, la Legge, che può fare piazza pulita di tutti i falsi guru che infestano la nostra società.
Anche se questa reazione è comprensibile credo che dovrebbe essere superata dalla consapevolezza di chi sa fare tesoro dell'esperienza e sa che le soluzioni più drastiche non sono sempre le più efficaci. Chiunque abbia studiato a fondo i vari aspetti del complesso fenomeno dell'affiliazione ai gruppi settari e abbia accumulato anni di esperienza in centri di ascolto e consulenza dovrebbe sapere che ci sono rimedi peggiori del male.
Negli anni passati nel nostro Paese ci sono stati diversi tentativi in questo senso. Il più recente risale al novembre 2007 con la proposta di legge 3225 che chiede di aggiungere, dopo l’articolo 613 del Codice Penale, l’art. 613bis che punisce il reato di manipolazione mentale.
Simili iniziative sono ormai desuete e non prese in considerazione neanche da organismi importanti come il Consiglio d’Europa che, dopo i gravi episodi di omicidi e suicidi collettivi avvenuti in Europa all’interno di gruppi religiosi, emanò una Raccomandazione (1412/1999) nella quale invitava ad utilizzare “le normali procedure della legge penale e civile contro le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale” e, nonostante la gravità del momento, non riteneva di invitare gli Stati membri ad emanare leggi speciali.

I conflitti e gli abusi che si verificano all’interno di gruppi religiosi settari vanno innanzitutto prevenuti attraverso una informazione corretta e, quando si verificano, vanno affrontati per quello che sono. Si tratta di fenomeni complessi che richiedono interventi diversificati con il coinvolgimento di specialisti di diversi settori.

Per chi volesse approfondire queste tematiche:

Conseguenze dell’affiliazione a comunità settarie: che fare?

Le prima e seconda sentenza relative al caso "CAN" sono disponibili sul Sito del CESNUR.

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